La scuola delle Canarie dove l’educazione emotiva è diventata materia di studio ufficiale

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Nelle isole Canarie c’è una scuola che ha reso obbligatoria l’educazione emotiva al pari di altre materie di insegnamento più classiche. Gli studenti hanno così la possibilità di imparare a conoscere e gestire i propri stati d’animo con evidenti benefici sulla socialità e sul rendimento scolastico.

Gli studenti della scuola pubblica La Laguna, che si trova sull’isola La Palma, già da tempo hanno visto ridurre le ore di matematica e di lingue a favore di una materia decisamente più originale e introspettiva. Dal 2014 gli alunni dai 6 ai 9 anni (ossia quelli che frequentano dalla prima alla quarta classe) partecipano a 90 minuti a settimana di educazione emotiva e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La materia è diventata obbligatoria al pari delle altre ed è utile soprattutto a far sì che i bambini imparino ad identificare meglio i propri stati d’animo e a gestirli. Ad esempio viene loro insegnato che hanno il diritto di essere arrabbiati ma che ci sono dei limiti: non possono urlare o colpire un compagno. Quell’emozione ha sempre un effetto sul loro comportamento e quindi prima di agire devono fermarsi e respirare.

L’innovativa materia è proposta ai ragazzi da alcuni tutor, negli ultimi anni ne sono stati formati 1.189. Questi speciali insegnanti hanno imparato per prima cosa a gestire le proprie ferite emotive e a sciogliere i propri nodi irrisolti in modo tale poi da poter essere d’aiuto agli altri.

L’educazione emotiva si è resa necessaria e utile anche considerando l’alto tasso di abbandono scolastico di cui sono protagoniste le isole Canarie: il 20,9% nel 2018 rispetto al 17,9% che è la media della Spagna (sempre molto alta rispetto alla media dei paesi Ue che è del 10,6%). Solo in altri due paesi dell’Unione Europea gli studenti hanno tra le materie in programma l’educazione emotiva. Si tratta del e di .

La cosa è a tal punto interessante che l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sta preparando una valutazione delle nuove competenze emotive e le abilità sociali degli studenti. Va da sé che è importante considerare non solo matematica e comprensione della lettura ma anche quelle che vengono definite “competenze globali” di uno studente.

Nel team che sviluppa il sistema di misurazione dell’OCSE c’è Verónica Boix, ricercatrice presso il Project Zero della School of Education della Harvard University che in merito alla questione ha dichiarato:

“C’è una base scientifica molto forte sulla relazione tra la capacità di apprendere e lo stato emotivo. Ciò che conta di più è che si faccia un cambio di prospettiva e si tenga in considerazione come si sentono i bambini. Abbiamo concentrato la nostra educazione sui contenuti per troppi anni. Ora viviamo in un mondo molto più complesso, con emozioni più difficili. La questione dell’immigrazione, ad esempio, genera forti risposte emotive: paura, insicurezza … non possiamo svincolarlo dall’educazione. Bisogna insegnare ai bambini ad indagare sul perché si sentono in questo modo, nominare le loro emozioni, riconoscere e accettare sensazioni che non sono sempre piacevoli”

Effettivamente i tanti problemi che stanno vivendo il mondo e la nostra società in questo periodo, ad esempio il sempre più sentito discorso dei cambiamenti climatici o la politica che incita all’odio, hanno un forte impatto emotivo sui bambini e le scuole dovrebbero accompagnarli in questa “giungla” fornendo loro gli strumenti migliori per poterne uscire al meglio.

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I vantaggi di insegnare l’educazione emotiva

Sembra che tra i vantaggi emersi da quando si insegna l’educazione emotiva a La Palma ci sia un migliore clima in classe (i bambini evitano di insultare o prendere in giro gli altri), non hanno paura di tirare fuori la tristezza quando c’è e, soprattutto, sono in grado di cercare e trovare soluzioni ai problemi quando si presentano.

Una revisione di 500 studi internazionali pubblicati sull’argomento, ha confermato che questi programmi migliorano il rendimento scolastico del 13%. Al momento, nelle Isole Canarie non sono stati ancora misurati i risultati perché devono aspettare che la prima generazione di studenti a cui è stata proposta la nuova materia concluda il ciclo di studi.

Intanto, comunque, la componente emotiva viene valutata ogni anno, con questionari somministrati a studenti e insegnanti. Domande come: “Quando provi rabbia nei confronti di una persona che prende alcuni dei tuoi materiali senza permesso, come reagisci?” O “quando torni a casa, la tua famiglia ti accoglie con un abbraccio?“. In questo modo i bambini imparano a riconoscere i segnali che il corpo emette in base ai differenti stati emotivi.

Come ha dichiarato Antonio Rodríguez, professore di psicologia dell’educazione all’Università “La Laguna” (Tenerife):

“Il sistema limbico, la parte del cervello che si occupa delle emozioni, ha una risposta automatica. Con l’allenamento, impari a gestirlo, e più piccolo sei, più possibilità di cambiamento ci sono”.

intelligenza emotiva

Insomma, due semplici sessioni da 45 minuti ciascuna di educazione emotiva, potrebbero fare davvero la differenza per i nostri bambini.

Quando questa materia verrà inserita anche in Italia?

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Francesca Biagioli
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