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La didattica a distanza tutti i giorni nelle scuole dell’infanzia è assurda (e pura utopia)

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Molte scuole, soprattutto statali, hanno attivato la dad in sincrono anche per l’infanzia. Ma è davvero una buona soluzione per bambini così piccoli?

Zona rossa ed è subito DaD! Ben 11 Regioni più la Provincia autonoma di Trento da oggi ripiombano nella fascia di rischio maggiore. Ciò vuol dire che ci saranno limitazioni in un po’ su tutti settori e che continua la didattica a distanza per i nostri ragazzi. Il bello è che molte scuole, soprattutto statali, hanno attivato la dad in sincrono anche per l’infanzia.

La novità di questa nuova tornata di zona rossa, infatti, è che sono sospesi anche i servizi educativi per l’infanzia, ossia i nidi e i micronidi, le sezioni primavera e servizi integrativi come gli spazi gioco, i centri per bambini e famiglie, i servizi educativi in contesto domiciliare comunque denominati e gestiti.

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Mentre le attività scolastiche e didattiche delle scuole elementari, medie, superiori, istituti tecnici si svolgeranno esclusivamente con modalità a distanza, quella stessa dad sta per essere propinata anche alle classi delle materne. Quindi a bimbi che vanno dai tre ai sei anni. Ma è la soluzione?

No, la Dad per le scuole dell’infanzia non è la soluzione

Dad e scuola materna sono due concetti che stridono, stonano, fanno cane e gatto in un marasma di “eh, ma era solo questa la soluzione” che riecheggia fragoroso nelle chat delle mamme. Abbiamo la netta sensazione, invece, che proprio non c’entri nulla un bimbo di 3/4/5 anni dinanzi a un pc a fare didattica a distanza.

In appena un week end ci sono stati più messaggi sui whatsapp dei genitori che da quando esistono gli smartphone. Di contro, in difesa concitata del lavoretto per la festa del papà, a sostegno impetuoso del lavoretto di Pasqua, moltissime maestre (e apprezziamo il loro coraggio) si stanno gettando a capofitto in queste ore per salvare il salvabile.

Da oggi Dad per tutti! E se il bimbo non è presente i genitori “dovranno inviare tramite la mail istituzionale l’assenza preventiva”. Cioè devono giustificare l’assenza, come per esempio disposto tramite circolare da una scuola di Roma (e immaginiamo molte altre):

Ma i bimbi delle scuole materne si salvano con la Dad? A noi sembra più una pezza, in realtà.

Quel che ci chiediamo è: la Dad è già difficile per i più grandicelli, che senso ha proporla per le classi inferiori?

  • Non c’è contatto, quello di cui i bambini hanno bisogno. Il che non vuol dire essere abbracciati o baciati – roba che comunque con le misure restrittive non sarebbe possibile – ma sottende a quel meccanismo per cui io bimbo – che tante volte faccio già fatica ad allontanarmi per andare a scuola – ho bisogno dello sguardo della maestra per capire cosa fare (e non fare), della voce del mio amichetto per rassicurarmi, delle forbicine e della colla sul mio tavolino per capire che oggi sto per fare un grande lavoro che mi farà crescere.
  • Non c’è crescita graduale, ogni giorno che passa è un giorno perso. Non giriamoci intorno. Il bimbo ha bisogno di tempo a lui dedicato a 360 gradi, ogni giorno e tutti i santi giorni. Passare mattinate a cercare di cliccare su un link (e dovrà essere necessariamente un adulto a doverlo fare, che senza dubbio è già preso a sua volta dal suo lavoro), a sentire la voce metallica delle maestre, il baccano che fanno gli altri che lasciano i microfoni accesi, le videocamere spente, la connessione che c’è o non c’è (e non dimentichiamoci che per molte famiglie può essere difficile anche averceli una connessione e un pc), non è scuola.
  • Nelle sezioni dell’infanzia sono questi gli ambiti che si esplorano: il sé e l’altro; il corpo e il movimento; immagini, suoni, colori; i discorsi e le parole; la conoscenza del mondo. Come la vedete questa cosa qui in dad? Dal punto di vista didattico è davvero improbabile che online si possa ricreare un ambiente collaborativo in tutte queste meravigliose discipline e che mamma o papà riescano a sostituire una maestra.
  • La scuola dell’infanzia è la scuola dell’attenzione, dell’organizzazione degli spazi, dei tempi della giornata educativa e dell’esperienza. Tutti contesti che mettono al centro dell’apprendimento l’operare dei bimbi, le azioni e i loro linguaggi. La scuola deve essere davvero brava a fare tutto ciò tramite Dad per un tempo indeterminato…
  • E ma ci sono i genitori! E no, è qui che ci si sbaglia. L’errore è che si è pensato di affidare ai genitori il gravoso compito di sostituire la scuola. Il punto è che si è convinti lo si possa fare al 100% ed è qui che casca l’asino!

    Secondo il pacchetto per le famiglie appena varato, fino al 30 giugno i lavoratori dipendenti possono chiedere di lavorare in smart working per il tempo in cui i figli minori di 16 anni sono a casa da scuola (la richiesta può essere retroattiva).

    Solo nel caso in cui non sia possibile lavorare in modalità agile si potrà chiedere di usufruire di un congedo che è retribuito al 50% per chi abbia figli minori di 14 anni. Smart working e congedo possono essere chiesti dai genitori alternativamente, per un periodo pari anche all’intera durata della sospensione dell’attività scolastica in presenza del figlio. E non solo: i congedi parentali straordinari (retroattivi dal 1 gennaio 2021) e il contributo baby-sitting sono riservati alle categorie di lavoratori che svolgono attività che non si possono fare da casa (Leggi anche: Congedi parentali e bonus babysitter, spettano a chi lavora in smart working?). 

  • Infine, e lo abbiamo detto tantissime volte, gli schermi fanno male e in più io non ci so stare immobile davanti! Moltissimi studi sostengono che tutti i dispositivi digitali con schermo cambino il cervello dei bambini. In particolare, una ricerca ha osservato una ridotta integrità della sostanza bianca, quella che rende efficiente la comunicazione tra i neuroni. Drastico? Non crediamo.

La petizione

ASSONIDI Confcommercio ha lanciato questa petizione per chiedere di non chiudere gli asili nido.

  • Perché i bambini hanno bisogno di stare tra pari in ambienti sicuri e protetti
  • Perché senza asilo nido e scuola dell’infanzia il lavoro si ferma
  • Perché la scuola di ogni ordine e grado deve essere considerata come un servizio essenziale

Firmiamo anche noi!

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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