©Scuola dell’infanzia Santa Lucia Perignano/Facebook

In questa scuola dell’infanzia in provincia di Pisa, bambine e bambini sono liberi di scegliere il colore del proprio grembiule

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Da quest’anno la scuola dell’infanzia pisana “Santa Lucia” ha deciso di superare gli stereotipi smettendo di chiedere alle bambine di indossare il grembiule rosa e ai bambini il grembiule azzurro. La loro speranza è che anche altre scuole paritarie e pubbliche italiane offrano l’opportunità ai più piccoli di scegliere in libertà.

Alla scuola paritaria dell’infanzia “Santa Lucia” di Perignano, in provincia di Pisa, bambine e bambini saranno liberi di scegliere il colore del proprio grembiule. Una decisione questa che nel 2021 dovrebbe essere scontata – o almeno così vorremmo che fosse – ma purtroppo, anche se il sistema scolastico italiano è basato su principi di uguaglianza e parità, non lo è.

Di fatto, tuttora in alcune scuole italiane si chiede ancora di indossare il grembiule in base al genere: rosa per le bambine, blu per i bambini, oppure, nelle scuole “meno antiche”, si scelgono altri colori, come il blu e il bianco, per dividere le classi in base al sesso. La stessa scuola dell’infanzia cattolica di Pisa manteneva fino all’anno scorso la distinzione, ed è questo il motivo per cui molti mezzi locali hanno raccontato la vicenda come una “novità”.

Quest’anno la nostra scuola ha deciso di non far acquistare il classico grembiule Rosa per le bambine e quello Celeste per i bambini (…) con la scelta dei grembiuli variopinti proviamo a educarli al rispetto dell’altro cercando di scardinare stereotipi e costrizioni. Partiamo da qui per crescere bambini liberi di scegliere e quindi liberi di essere”, annuncia la scuola in un post pubblicato recentemente su Facebook.

La decisione è stata ben accolta in primis dagli studenti stessi, inoltre ha avuto il supporto delle famiglie e il plauso del sindaco di Casciana Terme Lari Mirko Terreni e dell’assessore regionale all’Istruzione e alle Pari opportunità Alessandra Nardini, che hanno riconosciuto l’iniziativa come un “segnale di rispetto alla libertà”.

Sarebbe bello, naturalmente nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica, che una scelta di questo tipo si diffondesse sempre di più nelle scuole paritarie e pubbliche della Toscana, perché può dare un contributo importante all’affermazione di una società aperta, libera da stereotipi e discriminazioni”, ha dichiarato Nardini.

In realtà questa iniziativa non è (per fortuna) proprio una novità. Già da alcuni anni, in un passaggio avvenuto naturalmente, molti plessi scolastici hanno smesso di usare i grembiuli differenziati per genere. Alcuni hanno optato per grembiuli o magliette di colore unisex, altri per colori a scelta libera e altri invece hanno tolto l’uso del grembiule.

Per molti differenziare i maschi dalle femmine imponendo un colore potrebbe essere l’ultimo dei problemi della scuola, ma facendolo si banalizza l’enorme potenziale di questa istituzione nell’educare alla parità di genere, e inoltre si sminuisce la capacità di comprensione dei bambini e delle bambine. Un piccolo seme come la scelta libera del colore del grembiule, potrebbe essere l’inizio di una società futura più equilibrata ed equa.

La scuola, come primo luogo di socializzazione, trasmette valori e modelli di comportamento che potrebbero, a seconda di come agisce, rafforzare gli stereotipi di genere o combatterli. Nessun bambino nasce pensando che solo le femmine possono usare il rosa e nessuna bambina nasce pensando che ci siano giochi solo da maschi, questi sono dei concetti che imparano da noi adulti.

Anche noi apprezziamo la scelta della scuola. Tuttavia ci sentiremmo più tranquilli se non dovessimo più scrivere di queste “novità”, perché allora significherebbe che nella nostra “quotidianità” avremmo superato certi stereotipi. Celeste, rosa, giallo, nero, verde, fucsia … i colori non hanno genere, sono di tutti e di tutte.

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Fonte: La Nazione | PisaToday

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Comunicatrice sociale specializzata in giornalismo ambientale e terzo settore, un master in Comunicazione Ambientale e uno in Innovazione Sociale. In greenMe ha trovato il suo habitat ideale.
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