Gli schiavi bambini che portano il cioccolato sulle nostre tavole

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Sono esposti al glifosato, agli insetti e perfino ai morsi di serpente, hanno problemi alla schiena e il loro corpo risente delle innumerevoli ore che passano a lavorare. In Costa d’Avorio oltre un milione di bambini lavora nelle piantagioni di cacao per assicurare ai paesi occidentali, la cioccolata in tavola.

Non vanno a scuola e vivono nella povertà assoluta. Nel 2001, l’industria del cioccolato si era impegnata a sradicare il lavoro minorile nelle piantagioni di cacao. Eppure, in Costa d’Avorio, è rimasto tutto uguale. Ecco cosa hanno documentato i giornalisti di France 2, in Special Envoy in onda il 10 gennaio.

Un’inchiesta che fa rabbrividire il sangue perché, ci mostra il lato oscuro del cioccolato che ogni giorno, arriva nelle nostre tavole.

La Costa d’Avorio è il più grande produttore mondiale di cacao: il 40% dei fagioli raccolti nel mondo proviene da questo paese africano. Nell’ovest del paese, non lontano dal confine con la Liberia, ci sono migliaia di piccole piantagioni clandestine, situate nel cuore di una foresta protetta.

Un lavoratore su tre è un bambino che lavora con un machete con il rischio di ferirsi. Hanno tutti meno di 14 anni, vengono dal Burkina Faso e sono venduti dai trafficanti di essere umani che li tengono in schiavitù nella foresta.

Non possono avere contatti con i genitori, non ricevono alcun salario e lavorano esclusivamente per avere in cambio del cibo. Solo dopo alcuni anni, hanno diritto ad avere un piccolo appezzamento di terreno e possono rivendere il cacao che producono.

Nei campi vivono senza elettricità, né acqua potabile. I bambini che dormono in rifugi di fortuna, coperte di fogliame, in una regione in cui la malaria è endemica e i morsi di serpente sono fatali. Il numero elevato di bambini di bambini coinvolti nel traffico è imprecisato. Ma ciò che è certo è che i genitori acconsentono perché non hanno altra possibilità di mantenere le loro famiglie.

I bambini sono poi a stretto contatto con il glifosato, pesticida potenzialmente cancerogeno. Il tutto sembra ancora più assurdo perché come dicevamo, ufficialmente, il lavoro minorile sarebbe vietato in Costa d’Avorio, ma dalla legge del 2001 sono passi diciotto anni e niente sembra cambiato.

Paul Moreira, il giornalista che ha condotto questa inchiesta, ha scoperto che non c’è nessuna tracciabilità su questi appezzamenti clandestini perché il cacao viene mescolato con altro proveniente da piantagioni in cui si lavora in condizioni migliori.

Non esiste un codice a barre sulle buste di cacao, a differenza del Ghana, ad esempio. I fagioli vengono tutti mescolati prima di essere esportati. In breve, è quasi impossibile essere sicuri che il cioccolato industriale che acquistiamo non promuova il lavoro minorile.

Anche la realtà è insostenibile dal punto di vista ecologico, inoltre: la Costa d’Avorio ha perso il 90% delle sue foreste in 50 anni.

A questo punto molti si chiederanno: quindi dobbiamo smettere di mangiare cioccolato?

No, basta semplicemente non chiudere gli occhi davanti alla realtà e cercare di fare ancora più pressione sull’industria del cacao affinché finalmente le leggi vengano rispettate.

E nel frattempo SCEGLIETE CIOCCOLATO FAIRTRADE!

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Dominella Trunfio

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