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Bambini lavoratori ai massimi storici: stiamo perdendo nella lotta contro il lavoro minorile

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La piaga del lavoro minorile è in preoccupante aumento nel mondo, con una stima di 160 milioni di bambini impiegati nel lavoro minorile nel 2020 e altri 9 milioni a rischio in conseguenza dell’attuale epidemia da Covid-19. Stiamo assistendo ad un periodo di picco del fenomeno, e quindi di stallo nei progressi, rispetto allo scorso ventennio.

A loro viene negato il diritto di andare a scuola, la possibilità di giocare e di godere dei loro affetti. Molti bambini sono coinvolti nei processi produttivi dell’economia globalizzata: in agricoltura, in miniera, nei servizi e nelle industrie per la produzione di beni destinati all’esportazione. Essi sono spesso reclusi, emarginati, esposti a sofferenze fisiche e psicologiche. intrappolati in impieghi che mettono a rischio la loro salute mentale e fisica e li condannano ad una vita senza svago né istruzione.

Il 12 giugno ricorre la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. Quest’anno si tratta della prima prima Giornata mondiale dalla ratifica universale della Convenzione n. 182 dell’ILO sulle forme peggiori di lavoro minorile (1999).

La massima attenzione globale è ora rivolta alla risoluzione della crisi pandemica da coronavirus, per cui si teme che il percepito disinteresse della comunità internazionale riguardo al tema scottante del lavoro minorile possa minare gli sforzi finora raggiunti per arrestare il fenomeno. 

I dati contenuti nell’ultimo rapporto (giugno 2021), stilato congiuntamente dall’ILO e dall’UNICEF, parlano di 160 milioni di bambini sfruttati nel lavoro nel 2020, con un aumento di 8,4 milioni di bambini negli ultimi quattro anni.

Si rileva inoltre un aumento significativo del numero di bambini di età compresa tra 5 e 11 anni coinvolti nel lavoro minorile, che ormai rappresentano poco più della metà del totale a livello globale. Il numero di bambini di età compresa tra 5 e 17 anni che svolgono lavori pericolosi, definiti come lavori che possono nuocere alla loro salute, sicurezza o coscienza etica, è aumentato da 6,5 ​​milioni a 79 milioni dal 2016.

I dati del rapporto ILO-Unicef

Nell’Africa sub-sahariana, la crescita demografica, abbinata a croniche crisi e instabilità, povertà estrema e inadeguate misure di protezione sociale, ha portato 16,6 milioni di bambini a confluire nel lavoro minorile nel giro di quattro anni.

Purtroppo, anche nelle aree del mondo in cui sono stati riscontrati progressi rispetto al 2016, come l’Asia e il Pacifico, l’America Latina e i Caraibi, gli effetti negativi della pandemia da COVID-19 stanno invertendo la tendenza.

L’attuale pandemia ha aggravato i problemi economici di molti nuclei familiari in ogni angolo del pianeta e la perdurante chiusura delle scuole ha costretto le famiglie più fragili e vulnerabili, prive di assistenza socio-sanitaria e lasciate a loro stesse, a mandare i propri figli a lavorare per contribuire al reddito familiare. La scarsa tutela dei bambini impiegati nel lavoro minorile genera nei minori anche problemi di natura psico-fisica, che possono diventare permanenti. Tutti questi aspetti problematici andrebbero urgentemente affrontati per debellare il lavoro minorile.

A tal proposito, il Direttore Generale dell’ILO, Guy Ryder, ha dichiarato che:

“La garanzia di una protezione sociale inclusiva consente alle famiglie di mantenere i propri figli a scuola anche in caso di difficoltà economiche. Sarebbero essenziali maggiori investimenti nello sviluppo rurale e dignitose condizioni di lavoro nel campo dell’agricoltura. Stiamo vivendo un momento cruciale e molto dipende da come reagiamo. È giunto il momento di rinnovare impegno ed energia, per una svolta che spezzi il circolo vizioso della povertà e del lavoro minorile”.

In estrema sintesi, dal rapporto emerge che:

  • Il settore agricolo vede il 70% dei bambini impiegati nel lavoro minorile (112 milioni), seguito dal 20% nei servizi (31,4 milioni) e dal 10% nell’industria (16,5 milioni);
  • Quasi il 28% dei bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni e il 35% dei bambini di età compresa tra i 12 ei 14 anni, vittime di lavoro minorile, non vanno a scuola;
  • il lavoro minorile è più diffuso tra i ragazzi rispetto alle ragazze di ogni fascia di età. Se si considerano i lavori domestici svolti per almeno 21 ore settimanali, il divario di genere nel lavoro minorile si riduce notevolmente;
  • Il lavoro minorile si concentra nelle aree rurali (14%) ed è quasi tre volte superiore a quello svolto nelle aree urbane (5%).

Iniziative internazionali

Proprio nell’Anno internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile (2021), il partenariato globale Alliance 8.7, di cui UNICEF e ILO sono partner, incoraggia gli Stati membri, le imprese, i sindacati, la società civile e le organizzazioni regionali e internazionali a raddoppiare gli sforzi per la lotta globale contro il lavoro minorile, assumendo impegni concreti e non solo formali.

Nella settimana 10-17 giugno, il Direttore Generale dell’ILO, Guy Ryder, e il Direttore Esecutivo dell’UNICEF, Henrietta Fore, prenderanno parte, insieme ad altri relatori di alto livello e ad esponenti delle giovani generazioni, ad un importante evento organizzato nell’ambito della Conferenza Internazionale del Lavoro. Obiettivo dell’incontro è discutere la pubblicazione delle nuove stime globali e pianificare le azioni da intraprendere in futuro per sradicare il lavoro minorile.

Partecipazione dei bambini nel processo decisionale

Da parte sua, l’Ong di solidarietà internazionale Terre des Hommes sottolinea l’importanza di creare spazi in cui i bambini lavoratori possano partecipare ai dibattiti politici locali e globali, in linea con l’art. 12 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo.

Prestare ascolto alle opinioni, ai suggerimenti e, quindi, ai bisogni e alle esigenze dei bambini lavoratori, secondo Terre des Hommes, è il punto di partenza sia per identificare efficaci politiche che per prendere decisioni che possano condurre ad un cambiamento sostenibile e duraturo.

Nel 2021, l’Ong è in procinto di istituire 25 comitati consultivi composti da bambini lavoratori provenienti da tutto il mondo, che condivideranno esperienze ed esigenze e forniranno raccomandazioni in momenti di dibattito politico. Inserito nel quadro della campagna internazionale Dialogue Works – Anchoring working children’s collaboration in social and policy process (2020-2024) e implementato in collaborazione con Kindernothilfe, questo progetto aiuterà a identificare soluzioni ad hoc e non generalizzate, in grado di soddisfare le esigenze dei bambini che lavorano nello specifico contesto politico, socio-economico e ambientale in cui si trovano ad operare.

Terre des Hommes è anche partner di Child Labour: Action-Research-Innovation in South and South-Eastern Asia (CLARISSA), un programma di ricerca-azione incentrato sui bambini, che mira a identificare i fattori chiave che intervengono nelle forme peggiori di lavoro minorile e ad elaborare soluzioni innovative per prevenirlo in paesi quali Bangladesh, Myanmar e Nepal.

Terre des Hommes invita quindi i governi nazionali, l’Unione Europea (UE), le istituzioni internazionali e la comunità internazionale a offrire spazi sicuri e protetti, in cui i bambini lavoratori possano essere ascoltati nel corso dei processi decisionali, in modo tale da tener conto delle loro opinioni e dei loro suggerimenti.

In particolare, Terre des Hommes raccomanda all’UE (Commissione europea, Servizi europei per l’azione esterna) di garantire che il programma tematico Diritti umani e democrazia dello Strumento “Europa globale” promuova la partecipazione dei bambini e dei giovani delle comunità più vulnerabili, compresi i bambini lavoratori, attraverso apposite strutture e adeguati meccanismi di partecipazione, proprio per consentire loro di essere attivamente coinvolti nelle decisioni che riguardano la loro vita, i loro diritti e le loro libertà.

Fonti: Unicef/Terre des Hommes

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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