L’Italia sta perdendo per sempre le sue bambine. Il Covid fa esplodere differenze di genere e povertà educativa

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L’aumento della povertà educativa come conseguenza della crisi legata al Covid-19 rischia concretamente di tradursi nella perdita di apprendimenti e competenze educative, nell’incremento della dispersione scolastica così come del numero di giovani tagliati fuori da percorsi di studio, di formazione o lavorativi, tutti fenomeni già ben presenti prima dell’arrivo del virus.

Se guardassimo il mondo con gli occhi delle bambine scopriremmo storie incredibili, in cui ancora nel 2020, in Italia un milione e 140 mila ragazze sono tagliate fuori da scuola, lavoro e percorsi formativi.

Sembra assurdo, eppure è così. Perché nonostante in Italia non ci siano conflitti armati e stato di assoluta emergenza, continuano ad esserci delle disparità vergognose e il Covid contribuisce ad accelerare le diseguaglianze di genere, che cominciano sin dalla prima infanzia. Bambine e ragazze crescono con l’illusione della parità: sono più brave a scuola e più attente, ma poi una volta entrate nel mondo del lavoro. L’impatto è duro: salario più basso, continua messa alla prova, senza considerare la difficoltà della gestione di famiglia e impiego.

In occasione della Giornata mondiale dell’Infanzia del 20 novembre, Save the children diffonde l’XI edizione dell’Atlante dell’infanzia dal titolo “Con gli occhi delle bambine”. Questa volta, la denuncia riguarda proprio l’Italia dove, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, c’è molta povertà educativa e disagio. Prima della pandemia, 1 minore su 9 viveva in povertà assoluta, gli asili nido erano solo per il 13,2% dei bambini e la dispersione scolastica al 13,5%. Con la pandemia di coronavirus, la situazione è nettamente peggiorata e l’Italia è sempre più un paese non a misura di bambino, ma ancor meno a misura di bambine.

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@Save the children

“Bambine e ragazze che in Italia pagano sulla loro pelle disuguaglianze di genere sistematiche e ben radicate nella nostra società, che si formano già nella prima infanzia, che le lasciano indietro rispetto ai coetanei maschi e che, con la pandemia, sono deflagrate”, si legge nel report.

Già perché, secondo l’Organizzazione, circa 1 milione e 140 mila ragazze tra i 15 e i 29 anni rischiano, entro la fine dell’anno, di ritrovarsi nella condizione di non studiare, non lavorare e non essere inserite in alcun percorso di formazione, rinunciando così ad aspirazioni e a progetti per il proprio futuro.

Atlante dell’infanzia: i numeri

Un limbo in cui già oggi è intrappolata 1 ragazza su 4, con picchi di povertà assoluta che si avvicinano al 40% in Sicilia e in Calabria, e che vede percentuali più alte per le ragazze anche nei territori più virtuosi, come il Trentino Alto Adige, dove a fronte del 7,7% dei ragazzi, le ragazze Neet sono quasi il doppio (14,6%). Divari di genere che si ripercuotono anche sul fronte occupazionale, con un tasso di mancata occupazione tra le 15-34enni che raggiunge il 33% contro il 27,2% dei giovani maschi, un dato comunque grave. L’istruzione resta un fattore “protettivo” per il futuro delle ragazze, ma anche le giovani che conseguono la laurea stanno pagando cara la crisi: tra le neolaureate che hanno conseguito il titolo di primo livello nei primi sei mesi del 2019, solo il 62,4% ha trovato lavoro, con un calo di 10 punti percentuali rispetto al 2019, mentre per i laureati maschi – pur penalizzati – il calo è di 8 punti (dal 77,2% al 69,1%), con retribuzioni comunque superiori del 19% rispetto alle neolaureate.

Un quadro desolante, dove da contorno fanno il calo delle nascite e la povertà nelle aree più svantaggiate. Prima del Covid, in Italia erano 1 milione 137 mila i minori (l’11,4% del totale) che si trovavano in condizioni di povertà assoluta, senza avere cioè lo stretto necessario per condurre una vita dignitosa.

Un dato in calo rispetto al 12,6% del 2018 – racconta il report- ma che tuttavia rischia di subire una nuova impennata proprio per gli effetti del Covid-19, se non saranno messi subito in campo interventi organici per prevenire una crescita esponenziale come quella avvenuta a seguito della crisi economica del 2008, quando la percentuale di povertà assoluta minorile è quadruplicata in un decennio (era il 3,1% nel 2007).

Più di 1 minore su 5 (il 22%) vive in condizioni di povertà relativa, con la Calabria (42,4%) e la Sicilia (40,1%) ai primi posti di questa triste classifica, mentre Trentino Alto Adige (8,3%) e Toscana (9,8%) si rivelano le regioni più virtuose in tal senso.

Anche al di fuori della scuola, le opportunità di crescita culturale, emozionale, creativa, di svago e di movimento che possono permettere ai bambini e agli adolescenti di sviluppare pienamente la propria personalità sembravano essere molto basse: nel 2018-2019, il 48% dei minori tra i 6 e i 17 anni non leggeva neanche un libro extrascolastico all’anno, circa 2 su 3 non andavano mai a teatro o a visitare un monumento, neanche quando le restrizioni anti-Covid non erano ancora realtà; e più di 1 bambino o adolescente su 5 (22,4%) tra i 3 e i 17 anni non praticava alcuna attività sportiva prima dell’arrivo del Coronavirus.

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@Save the children

“Nonostante l’impegno di tanti docenti ed educatori, il funzionamento a singhiozzo delle scuole e la didattica solo a distanza stanno producendo in molti bambini non solo perdita di apprendimento, ma anche perdita di motivazione nel proseguire lo studio”, afferma Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children

E continua:

Dai territori riceviamo segnalazioni di bambini e ragazzi che spariscono dal radar delle scuole. Le mappe dell’Atlante indicano con chiarezza quali sono le “zone rosse” della povertà minorile e della dispersione, dove è necessario intervenire subito e in via prioritaria per affrontare una doppia crisi: quella sanitaria e quella educativa”.

Fonte: Save The Children

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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