Babywearing: portare i bimbi in fascia fa bene (anche ai genitori)

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Sono sempre di più i genitori italiani che scelgono il Babywearing, l’antica pratica di portare i propri figli in fascia addosso a se’. Il fattore determinante sono i benefici che il ‘babywearing’ comporta, in cui le mamme e i papà del Bel Paese credono fermamente.

È quanto emerge da uno studio condotto da Licia Negri che ha preso in esame un campione di 1321 responder coinvolti sul tema, di età compresa tra i 18 e i 50 anni. Tra loro, un buon 75% sta utilizzando fasce porta bebè e il 17% le ha già usate in precedenza, mentre il 7% è orientato a praticare il babywearing.

“Nella mia esperienza personale, portare è stato sinonimo di abbracciare, un modo per mettermi in ascolto dei miei bisogni e di quelli di Luca il mio bambino. Abbracciarci ci ha aiutati a crescere. Entrambi. Per capirci quando parlo di abbraccio intendo quello vero! Non quello sfiorato, sfuggente e quasi di cortesia, ma l’abbraccio che avvolge, protegge, nel quale sci si può lasciare andare. Quello che ‘si respira’- se ci pensate si dice “a pelle sento che”…stiamo identificando con la pelle, organo sensibile e ricettivo il nostro istinto. Recuperiamo allora il nostro istinto e lasciamoci abbracciare!”, racconta Licia Negri, autrice del libro in uscita in questi giorni ‘Lasciati abbracciare‘, edito da Trevisini Editore.

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Quello che porta al ‘babywearing’ è la consapevolezza di utilizzarlo ‘perché salutare’ nel 60% dei casi, una maggioranza legata all’87% lo pratica ‘perché ama stare a contatto con il bebè’. Un altro 83% lo trova anche molto comodo.

Il 98% è convinto che il bambino ne tragga assoluto beneficio, visto che si calma con facilità e in molti casi si rilassa e si addormenta, ma a contribuire all’utilizzo è anche il fatto che un genitore diventa sempre più multitasking, riuscendo in questo modo a fare più cose seppur godendo della presenza e del contatto del bebè.

Come spiega ila Dottoressa Daniela Wenger Uslenghi, psicologa e psicoterapeuta presso l’Istituto Hoffman:

“La modalità bambino e genitore con il babywearing è molto interessante, in quanto il bambino può partecipare alla vita degli adulti mantenendo uno stretto contatto fisico anche se mamma e papà stanno svolgendo altre attività. Sappiamo bene quanto questo contatto sia determinante per la crescita e il benessere di nostro figlio. Il bambino sviluppa così una base sicura, soprattutto nei primi anni, che lo porterà ad essere autonomo”.

Ma il beneficio è duplice perché a usufruirne è anche l’adulto che grazie a questo magic touch sviluppa gli ormoni del benessere, migliorando l’emotività e la serenità, vivendo insieme al bambino come in una danza. A confermarlo è anche un buon 95% dei genitori intervistati che si sente molto appagato e più sicuro di sé con il ‘Babywearing’, tanto che il 43% lo usa in media un paio d’ore al giorno, il 33% supera addirittura le due ore arrivando fino a quattro. Il 13% più di quattro ore, 11% meno di un’ora.

Un’approvazione anche genitoriale che alla domanda: “Pensi che portare, se possibile, il proprio bebè, possa essere di beneficio in presenza di bisogni speciali?” ha risposto positivamente nel 95,14%, in molti specificando che, nel caso di prematuri il contatto continuo è stato di enorme beneficio.

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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