Arriva la Barbie Bebe Vio per ispirare le bimbe a rompere gli schemi ed essere tutto ciò che desiderano

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Bebe Vio diventa Barbie per lanciare un grande messaggio alle bambine: ‘“se sembra impossibile allora si può fare’. La bambola più famosa del mondo rende omaggio alla campionessa paraolimpica italiana simbolo di resilienza e di determinazione.

Continua, dunque, l’impegno di Mattel a fornire nuovi modelli di ispirazione per le bambine di tutto il mondo che possono e devono dar seguito all’infinito potenziale che c’è in ciascuna di loro. Proprio per ispirare il cambiamento, a partire dal 2015 – dal 2018 in Italia – Barbie ha dato vita al programma “sheros” mostrando modelli di grandi donne di ieri e di oggi  proveniente dai più disparati campi e settori, per aiutare le bambine “a credere nel proprio talento e a immaginare tutto ciò che possono essere nel loro futuro“.

E per i 60 anni del brand sono state lanciate una serie di bambole ispirate a donne che si sono realizzate in diversi campi. Eroine al femminile di tutti i Paesi ed età per superare quello che viene definito Dream Gap, quel fenomeno secondo cui già a partire dai 5 anni di età le bambine inizierebbero a dubitare del proprio potenziale solo perché “femmine”.

“A dispetto dei loro coetanei di sesso maschile, intorno a quest’età le bambine smettono di credere di poter intraprendere alcune carriere. Con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza e l’attenzione sui fattori che ad oggi causano questo fenomeno, Barbie ha lanciato la campagna #ChiudiamoIlDreamGap al fine di sensibilizzare maggiormente famiglia, scuola e società su questo argomento”, si legge nel comunicato stampa di Mattel.

LEGGI anche: Sheroes: le nuove Barbie ispirate alle donne della vita reale che hanno realizzato i loro sogni

Oltre al lancio sul mercato di bambole ispirate, ad alcune di queste donne è dedicato il più alto riconoscimento concesso dal brand, una Barbie ONE OF A KIND, una bambola in copia unica e con le loro sembianze, “al fine di celebrare  il ruolo che hanno avuto nell’aumentare la consapevolezza delle infinite possibilità a disposizione per le bambine di tutto il mondo”. In Italia, dopo la volta della chef stellata Rosanna Marziale, della cantautrice Elisa, dell’astrofisica Sandra Savaglio e la stilista Alberta Ferretti, è la volta proprio di Bebe Vio, donna simbolo di rinascita e ostinazione nel rincorrere i proprio sogni.

barbie bebe vio

Beatrice Maria Adelaide Marzia Vio all’anagrafe, ma conosciuta da tutto il mondo come Bebe a 11 anni viene colpita da una meningite fulminante che le causa una gravissima infezione che porterà alla necrosi e alla conseguente amputazione di avambracci e gambe. Per lei, appassionata e praticante di scherma fin da bimba, che sognava le olimpiadi, sembra crollare il mondo addosso, anche perché in quel momento non esistevano ancora protesi adatte per il fioretto. Ma non si dà per vinta e, trasportata dal suo motto “se sembra impossibile allora si può fare” ma anche da un’energia e ottimismo fuori dal comune, affronta la riabilitazione e scopre che esiste la scherma in carrozzina. Suo padre progetta poi una protesi adatta a innestare il fioretto e Bebe diventa la prima atleta al mondo con il braccio armato proteizzato, diventando una campionessa olimpica conosciuta in tutto il mondo con tanto di sognate e sudate medaglie d’oro al collo.

Bebe ce l’ha fatta grazie allo sport, diventando un esempio di resilienza per tutte convinta che “lamentarsi non serva a niente, solo a perdere un sacco di tempo”. Ora trasmette la sua esperienza e determinazione nella onlus che ha fondato per aiutare le bambine amputate a rialzarsi ed integrarsi proprio con lo sport. A loro e a tutte le ragazzine suggerisce di riderci sopra quando tutto sembra andare storto:

“Senza ironia e, soprattutto senza autoironia qualsiasi difficoltà diventa un peso enorme da sopportare. A riderci su, invece, si alleggerisce anche il momento più difficile.”

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Direttore responsabile ed editoriale di greenMe. Ha una laurea in Scienze della comunicazione e un'esperienza pluriennale negli uffici stampa. In greenMe ha trovato il modo di dare sfogo alla sua "natura" più vera.
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