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Mentre il mito della biblioteca digitale fa breccia nelle menti dei librai e degli editori scompigliandone il sonno, non perde entusiasmo il partito di coloro che al libro cartaceo non rinunciano ancora. Anzi, più la carta è ingiallita, consumata, usata e pure un po' odorosa di naftalina e più affascinante sarà quell'oggetto.

È il partito dei bookcrosser: sono una nicchia in controtendenza e se ne fanno vanto. Non seguono le neomanie ma non per questo si sentono conservatori. Sono individualisti come lo è il rapporto con i libri eppure compiono uno dei gesti più altruisti che si possa mettere in atto.

In Italia, il forum bookcrossing.italy raccoglie oltre cinquecentomila persone per un totale di tre milioni di libri registrati e liberati: sui treni, nelle metropolitane, sopra le panchine dei giardini pubblici o nelle sale di attesa dei dentisti. E per uno che si ricorda di mettere il codice BCID (Book Crossing ID) sul libro che ha appena scambiato, ce ne sono altri cinque che semplicemente danno un libro già letto in cambio di uno che avrebbero sempre voluto leggere. Accade così nelle vecchie cabine telefoniche newyorchesi adibite a biblioteche di strada, oppure in Passalibro, l'iniziativa della trasmissione Farenheit di Radio 3.

E chi se ne importa se la carta non è bianca, la costina non è stata appena rilegata e il titolo non è nuovissimo. È la storia che piace, quel personaggio un po' così, quell'incipit che ti prende, quella quarta di copertina che fa dire perché no. Le case editrici ormai tengono un libro in distribuzione per sei mesi e poi lo tolgono dal commercio. Se non ha venduto nelle prime settimane di vita è già spacciato. Eppure le storie non hanno data di scadenza e anche se un po' marcite dal tempo restano sempre storie.

I bookcrossing servono innanzitutto a questo: a rimettere in circolazione idee senza tempo che la velocità del presente brucia troppo in fretta. Probabilmente al posto della carta, nel futuro digitalizzato che ci attende scambieremo formati e-pub: le idee vivranno ugualmente, un po' meno i sensi. Che fine farà quell'odore di polvere e quegli appunti a penna lungo i margini della pagina?

È sempre di più ai bambini infatti che i bookcrossing si rivolgono: un modo per permettere loro, nativi digitali come internet li definisce, di assimilare sensazioni e conservarne nella memoria, ma soprattutto un'attività per abituarli a non possedere. Baby Bazaar, il circuito di negozi per l'usato dedicato alla fascia dei più piccoli da quest'anno ha deciso di istituire all'interno dei suoi spazi un angolo permanente dedicato al bookcrossing dei libri di fiabe. Si chiama Girofiabe e consente di avvicinarsi e scegliere tra i libri a disposizione lasciando il proprio. E quando il bambino chiederà "mamma mi compri questo?", la sfida sarà spiegare che può esistere un modo per prendere oggetti che non passa attraverso il denaro ma attraverso lo scambio di beni.

bookcrossing

"Le persone che vengono nei nostri negozi – dice Silvia Dal Corso, responsabile comunicazione della catena di franchising che possiede anche il circuito Mercatopoli - possiedono già una certa sensibilità nei confronti di un diverso stile di vita. Il bookcrossing fa fare un passo ulteriore a chi già si sente vicino a certe pratiche, in altri casi è un modo per attrarre in negozio chi, per esempio, vuole cambiare fiaba da leggere ai propri figli senza spendere un euro in più".

A Treviso presso il Teatro Sant'Anna il bookcrossing per bambini è diventata un'occasione ricorrente per permettere ai più piccoli di venire a teatro muniti di un libro sottobraccio. Si chiama Giocalibri ed è organizzata dall'associazione Alcuni.

In occasione di SenzaMoneta for kids, un mercato del baratto dedicato ai bambini che si è recentemente svolto a Torino , i libri erano uno degli oggetti che veniva maggiormente scambiato. Alla fine della giornata, genitori contenti per non aver sborsato un euro con bambini sorridenti e le braccia piene di cose nuove riflettevano sulla possibilità di trasformare i cortili delle scuole in mercatini di scambio per i libri. Un piccolo rito – lo definivano – da organizzare in occasione delle inaugurazioni dell'anno scolastico o delle feste di classe in cui trasmettere il senso più pedagogico dei libri: che le storie possono non avere prezzo.

Pamela Pelatelli

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