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Anche il gioco, si sa, ha bisogno di energia. Non solo quella dei bambini che corrono da una parte all'altra, ma anche quella per l'illuminazione e la gestione delle giostre. E così la ditta Pozza di Recoaro Terme, in provincia di Vicenza, ha pensato bene di progettare e mettere in vendita un modello di parco giochi alimentato a energia solare, dove sulle coperture di scivoli e casette sono istallati dei piccoli pannelli fotovoltaici.

Come ricorderete, qualcosa di simile era già stato ideato da Ananya Tantia, studente del corso di studi di Disegno Industriale alla Rhode Island School, ma in quel caso si trattava di energia cinetica.

La Pozza punta invece all'energia solare: nelle intenzioni della ditta vicentina l'energia accumulata di giorno (e stoccata in apposite batterie) sarà poi utilizzata durante la notte per illuminare l'area giochi e, allo stesso tempo, prevenire atti vandalici. Come? Semplice: la stessa energia elettrica servirà ad alimentare un circuito chiuso di videocamere e allarmi di vario tipo. Ma le applicazioni sono in realtà moltissimi, per non dire infinite. Il progetto prevede infatti la possibilità di installare anche delle prese elettriche per ricaricare telefonini, computer portatili, lettori mp3, eccetera, o ancora la possibilità di usare parte dell'energia per illumare gli stessi giochi, con effetti di luce molto divertenti.

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Insomma, si tratta di un'idea interessante, che applica a un ambiente di vita quotidiana il concetto di sostenibilità ambientale, sempre più richiesto da cittadini europei e non solo. E a quanto pare gli ordini non si sono fatti attendere (un parco giochi di questo tipo è stato ordinato addirittura dal comune di Atene). Da notare, inoltre, la realtà territoriale del progetto, con pannelli fotovoltaici forniti dall'azienda Kyocera e accumulatori di energia prodotti dalla Fiamm, entrambe vicentine. Unica nota amara è forse l'ipotesi di installare dei “segnalatori sonori di avviso dell'utilizzazione impropria dei giochi e delle attrezzature”... ipotesi che ha un sapore vagamente orwelliano, soprattutto se si pensa alle videocamere.

Per maggiori informazioni, scarica la brochure informativa

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