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Niente può giustificare la portata di questa violenza. Secondo l’Unicef da venerdì scorso ad Aleppo orientale almeno 96 bambini sono stati uccisi e altri 223 sono stati feriti.

“I bambini di Aleppo sono intrappolati in un incubo. Non ci sono parole per descrivere le sofferenze che stanno vivendo”, dichiara Justin Forsyth vicedirettore generale dell’Unicef.

Una situazione tragica che si va ad aggiungere a un sistema sanitario ormai al collasso.

“Sono rimasti solo 30 medici, pochissime attrezzature e medicine d’emergenza per curare i feriti, mentre cresce il numero di casi di traumi”, si legge in una nota.

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Per questo motivo, secondo quanto riporta Unicef dal dialogo con un medico sul campo:

“i bambini con poche possibilità di sopravvivenza troppo spesso vengono lasciati morire perché le scorte sono poche e limitate”. 

Gli intensi attacchi degli ultimi giorni hanno danneggiato le stazioni di pompaggio dell’acqua che fornivano acqua pulita a 250.000 persone nella parte orientale della città di Aleppo.

Oltre 100.000 bambini sono costretti a bere acqua da fonti inquinate e non sicure, o da fori superficiali nelle tubature o da pozze d’acqua che fuoriusciva dai tubi rotti.

"Privare i bambini di acqua pulita li espone al rischio di epidemie di malattie legate all’acqua e si aggiunge alla sofferenza, alla paura e all’orrore che i bambini ad Aleppo vivono giorno dopo giorno", ha dichiarato Hanaa Singer, Rappresentante UNICEF in Siria.

Sono oltre 15 mila i minori uccisi dall'inizio del conflitto e 50 milioni quelli in fuga, un vero e proprio genocidio che non salva nessuno.

"Niente può giustificare un tale violenza sui bambini e una tale non curanza del valore della vita umana. La sofferenza e il suo impatto sui bambini è sicuramente la cosa peggiore che abbiamo visto", conclude il vicedirettore Forsyth.

La guerra non sembra avere tregua e secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani Aleppo è sottoposta a costanti e pesanti bombardamenti. Barili bomba sono stati sganciati nel quartiere di Al Misr e di Qadi Askar; distrutti anche il campo di profughi palestinesi a Handarat, l'area Progetto 1070 ed edifici che garantivano fino ad adesso, beni di prima necessità.

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Di questa drammatica situazione torna a parlare il Papa.

"Ringrazio le istanze internazionali, in particolare le Nazioni Unite, per il lavoro di sostegno e di mediazione presso i diversi Governi, affinché si concordi la fine del conflitto e si ponga finalmente al primo posto il bene delle popolazioni inermi. È una strada che dobbiamo percorrere insieme con pazienza e perseveranza, ma anche con urgenza, e la Chiesa non mancherà di continuare a dare il suo contributo".

Prosegue anche la ricerca diplomatica di una tregua di 48 ore anche se le parole di Dmitri Peskov portavoce di Putin, lasciano poco margine. "Mosca continua l'operazione delle forze aereo-spaziali per sostenere l'attività antiterroristica delle forze armate siriane.

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Dall’Unione europea, Federica Mogherini dice:

"Stiamo lavorando per delle nuove idee sul piano del negoziato politico e per cercare di fermare il massacro in corso ad Aleppo. Ma non è il momento per parlarne. La situazione è estremamente drammatica, ho parlato di possibili misure da parte dell'Ue e della comunità internazionale questa notte con Staffan De Mistura, con i nostri Stati membri e con il segretario generale Onu, la settimana scorsa a New York. Non voglio anticipare niente qui, non è il luogo né il momento".

E nel frattempo che si aspetti il momento giusto per parlarne, pensiamo ai bambini, vittime innocenti di una dramma senza fine.

Dominella Trunfio

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