bimbi ospedali 1

Chi ha dei figli questo è probabilmente un dato che ha già sperimentato sulla propria pelle: i pronto soccorso in Italia non sono a misura di bambino. A dirlo è un’indagine condotta dalla Società italiana di medicina emergenza urgenza pediatrica, la Simeup, le strutture di emergenza in Italia ancora faticano a garantire ai bambini un’assistenza ad hoc.

L’indagine della Simeup si è svolta su un campione di 188 ospedali italiani dotati di una Unità Operativa Complessa di Pediatria, con lo scopo di verificare l’organizzazione dell’assistenza in emergenza-urgenza ai piccoli pazienti. L’analisi ha evidenziato che la presenza di una guardia pediatrica che svolge attività diretta o indiretta per il pronto soccorso si ha 24 ore su 24 soltanto nel 59% delle strutture e per 12 ore solo nel 3% dei casi.

Il restante 38% delle strutture non ha alcuna assistenza pediatrica d’emergenza, mentre all’interno dell’area dell’emergenza si può trovare una sala d’attesa pediatrica solo nel 22% delle strutture esaminate. Dopo la visita in pronto soccorso, se si ritiene necessario il paziente viene accolto in un’Osservazione breve intensiva (Obi) pediatrica attiva nel 65% delle strutture, che nella maggior parte dei casi si trova specificatamente nel reparto pediatrico o in un’area riservata del pronto soccorso generale.

Nello specifico, i dati mostrano che l’assistenza in Pronto Soccorso ai codici gialli e rossi avviene da parte di un medico di urgenza del pronto soccorso generale , rispettivamente nel 51% e nel 74% dei casi, e solo successivamente, nel 66% e nel 52% dei casi, da parte di un pediatra.

Oggi ci sono troppi pochi medici di urgenza pediatri per affrontare il numero di codici gialli e rossi che si presentano in molte strutture. Allo stesso tempo, se guardiamo alle visite annue pediatriche nei pronto soccorso — afferma Riccardo Lubrano, presidente nazionale della Simeup —, deve essere osservato che oltre il 40% delle strutture effettua meno di 5mila visite annue pediatriche di emergenza. Questo dato onestamente ci impone una riflessione e forse una necessità di approfondimenti sul numero effettivo di visite che giustificano il mantenimento di una struttura di emergenza pediatrica per tutte le problematiche organizzative connesse alle specificità necessarie a fornire un’attività assistenziale di emergenza di qualità secondo standard effettivi di sicurezza e su come debba essere strutturata la rete dell’emergenza pediatrica”.

Come migliorare allora la situazione a favore dei piccoli pazienti? Secondo i medici della Simeup sarebbe necessaria, in primo luogo, una “centralizzazione” delle strutture di Pronto Soccorso pediatrico e la sostituzione dei pronto soccorso più piccoli con delle strutture di day hospital per acuti in connessione con i reparti di degenza, dove trasferire dopo le 12 ore di osservazione diurna quei bambini che non si sono stabilizzati o che abbiano una patologia tale da richiedere una assistenza ospedaliera.

Per quanto riguarda l’assistenza semi-intensiva, secondo la società scientifica si dovrebbe portare sempre più l’assistenza dei reparti pediatrici verso questo livello, riservando alcune patologie specifiche soltanto ai centri di alta specializzazione e spostando l’assistenza per le cure a bambini “non complessi” verso le strutture di day-hospital e territoriali.

Quanto al personale? È chiaro che i medici e il personale sanitario andrebbero costantemente aggiornati almeno sulla gestione del bambino con patologie di urgenza che non hanno bisogno di un ricovero.

Insomma, una più stretta collaborazione, una formazione costante e strutture adeguate potrebbero aiutare i bambini in una primissima fase di pronto soccorso, evitando a mamme e papà innumerevoli ansie.

Germana Carillo

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