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Geni, ormoni e ambiente possono generare comportamenti autistici: se l'autismo ha una causa precisa, forse, la si ritrova in questa triade di fattori. Lo dice uno studio dell'Irccs Fondazione Santa Lucia e del Campus Bio-Medico, condotto in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità e l'Università di Pisa e pubblicato online su Neurotoxicology.

Una ricerca che conferma l''ipotesi patogenetica multifattoriale e quindi cerca di proporre un modello che tenga conto di queste componenti per rilevare il rischio autismo. Una malattia, l'autismo, che esordisce già prima dei tre anni di vita e si riconosce dai primi inconfondibili sintomi: il bambino ha difficoltà di linguaggio, nella comunicazione e nel rapporto con gli altri. E si isola. Gettando se stesso, e con lui i genitori, nella solitudine.

Perché si sviluppi resta ancora un mistero e, scagionato il vaccino trivalente come possibile causa, resta la convinzione tra gli esperti che sicuramente il fattore genetico rivesta una notevole importanza. In più, studi statistici, esperimenti e realtà cliniche hanno anche dato un gran fetta di responsabilità alle variazioni ormonali durante lo sviluppo e a possibili tossici ambientali.

A partire da questi elementi, geni,ormoni e ambiente, che interagiscono a livello cellulare e comportamentale, tre anni fa, grazie a un finanziamento della fondazione Usa Autism Speaks, è stata avviata proprio la ricerca dell'Irccs Fondazione Santa Lucia e del Campus Bio-Medico, in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità e l'Università di Pisa.

GLI ESPERIMENTI – Gli studi sono stati eseguiti tramite l'analisi degli effetti degli ormoni sessuali, dell'alterazione genetica della sintesi di relina (una proteina fondamentale nell'embriogenesi, lo sviluppo dell'embrione dall'uovo fecondato) e dell'esposizione al mercurio nel periodo prenatale e perinatale sullo sviluppo di comportamenti autistici. Il risultato è che l'interazione tra questi elementi, quindi la coesistenza di condizioni ormonali, genetiche e ambientali, induceva la comparsa di diversi indicatori del disordine autistico sia a livello cellulare che comportamentale.

Un passo in avanti verso la conoscenza di questa grave malattia? Probabile. Resta il fatto che, per ora, i bimbi autistici – ma anche gli adulti – hanno bisogno, seppur nel loro privatissimo mondo, di sapere che possono esprimersi liberamente come meglio riescono.

Germana Carillo

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