Zanzare OGM: mobilitazioni di massa in Burkina Faso contro gli esperimenti

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Zanzare OGM per combattere la malaria nel Burkina Faso, dove nei giorni scorsi migliaia di persone sono scese in piazza per dire no agli organismi geneticamente modificati.

Agricoltori, studenti e associazioni si sono opposte fermamente al progetto Target Malaria e il 2 giugno scorso hanno manifestato contro questa soluzione. Secondo il Collettivo dei cittadini per l’agroecologia (Citizen Collective for Agroecology – CCAE) , i ricercatori si stanno preparando a rilasciare, in diverse località nell’ovest del paese, zanzare sterili geneticamente modificate per cercare di sconfiggere la malaria.

Un fine che, secondo la popolazione locale e le associazioni, non giustifica affatto i mezzi. Il progetto Target Malaria mira a contrastare la malaria rallentando la riproduzione della zanzara Anopheles, vettore di trasmissione della malattia all’uomo.

La popolazione civile in Burkina Faso si è unita al Collettivo dei cittadini per l’agroecologia in una battaglia contro gli OGM e le multinazionali delle sementi, in nome della biodiversità e della sovranità alimentare.

Abbiamo chiesto: modificando i loro genomi, non saranno ora in grado di ospitare malattie come AIDS, Ebola, epatite e molti altri?” chiede Ali Tapsoba, portavoce del CCAE. “Non abbiamo avuto risposte a questa domanda. Ecco, questo è uno dei motivi che può portare a conseguenze sulla salute e questo ci rende cauti”.

Dal cotone BT alle zanzare OGM

Il Burkina Faso è stato un laboratorio per la ricerca e lo sviluppo delle biotecnologie per un decennio: dal cotone Bt (una varietà che produce Bacillus thuringiensis, un batterio resistente a certi insetti) a test, alcuni svolti da Monsanto, per aumentare la produttività e la resistenza delle colture condotte su mais, su una varietà di sorgo chiamata “biofort” e sul fagiolo dall’occhio dall’Institut National de l’Environnement et de la Recherche Agricole (INERA).

Nei primi anni 2000, nel paese è stata avviata una coltivazione altamente segreta del cotone Bt, violando la Convenzione sulla diversità biologica del 1992 e il Protocollo di Cartagena del 2000 sulla biosicurezza. Denuncia Slow Food che dopo questa violazione della sovranità del popolo Burkinabè, la Monsanto ha usato il paese come una specie di cavallo di Troia per testare e diffondere OGM in tutta l’Africa occidentale.

Nel 2008, il cotone Bt è stato ampiamente distribuito in campi aperti, nonostante le preoccupazioni degli scienziati indipendenti e della società civile. Dal punto di vista economico, i risultati sono stati catastrofici sia per i produttori che per le imprese del cotone. In molti casi le conseguenze sono state dannose anche per la biodiversità. Di fronte a questo disastro, le aziende del cotone sono tornate al cotone convenzionale nel 2016. Una vittoria importante.

Purtroppo però gli esperimenti stanno continuando su altri fonti e gli OGM stanno guadagnando terreno. Nell’ambito del progetto Target Malaria sono state introdotte uova di zanzara geneticamente modificate, con l’obiettivo di allevare 10.000 zanzare maschi sterili. Una prima uscita in natura è prevista nei prossimi mesi, con tutti i rischi e le incertezze che ciò comporta per la biodiversità.

A sottolinearlo è stata anche Slow Food International, secondo cui occorre sensibilizzare l’opinione pubblica su questi rischi insieme alle buone pratiche agroecologiche tra le aziende agricole a conduzione familiare, incoraggiando anche il consumo di prodotti locali sani e di qualità.

burkina

Cosa si può fare per combattere gli OGM?

Diverse associazioni accusano le società che forniscono sementi di “ecocidio” o crimine ecologico. Nell’aprile 2017, hanno simbolicamente processato e condannato Monsanto in una “corte cittadina”. Anche Slow Food ha preso parte al processo e continua a lavorare con le comunità del Burkina Faso per proteggere la loro sovranità alimentare e la biodiversità.

Un incubo che sembra non avere fine.

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Francesca Mancuso

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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