Carenza di vitamina D: scoperto un inaspettato effetto collaterale che potrebbe essere sfruttato per combattere le dipendenze

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

La carenza di vitamina D aggrava gli effetti degli oppioidi e la dipendenza dalla loro assunzione: l’effetto collaterale inaspettato

La carenza di vitamina D aumenterebbe la dipendenza da oppiacei e favorirebbe la loro assunzione: lo studio, condotto da un team internazionale di scienziati guidato dal Massachusetts General Hospital (Usa), mostra un effetto collaterale di questa insufficienza mai ipotizzato in precedenza.

Non disporre di sufficienti quantità vitamina D aumenta di molto il desiderio di oppioidi e ne potenzia gli effetti, di fatto incrementando il rischio di diventarne dipendenti. I risultati suggeriscono una via alternativa per affrontare il problema comune della carenza di vitamina D tramite integratori economici che potrebbero svolgere un ruolo nella lotta alla piaga in corso della dipendenza da oppiacei.

Leggi anche: Vitamina D: sintomi e conseguenze di una carenza

Nel 2007 il team aveva scoperto che l’esposizione ai raggi ultravioletti e in particolare alla forma chiamata UVB, induce la pelle a produrre l’ormone endorfina, chimicamente correlato alla morfina, all’eroina e ad altri oppioidi, attivando tutti gli stessi recettori nel cervello.

L’endorfina è talvolta chiamata “ormone del benessere” perché induce un senso di lieve euforia. Precedenti ricerche avevano mostrato che alcune persone sviluppano il desiderio di prendere il sole e visitare saloni di abbronzatura con comportamenti simili a quelli dei dipendenti da oppiacei.

Ma a questo punto gli scienziati si sono domandati perché dovremmo essere attratti dal cancerogeno più comune che esiste, ovvero i raggi UV, una delle principali cause di tumori maligni alla pelle. L’apparente contraddizione evolutiva poteva risolversi in un modo: gli esseri umani cercano i raggi UV perché cercano vitamina D che non possono produrre in altro modo e che favorisce l’assorbimento del calcio, essenziale per la costruzione delle ossa.

Poiché le tribù di umani migravano verso nord durante la preistoria, potrebbe essere stata necessaria dunque un’alterazione evolutiva per costringerli a uscire dalle caverne e prendere il sole nei giorni molto freddi. Altrimenti i bambini piccoli sarebbero morti di carenza prolungata di vitamina D (la causa del rachitismo) e le loro ossa deboli si sarebbero potute frantumare scappando dai predatori, lasciandoli vulnerabili.

Abbiamo scoperto che la modulazione dei livelli di vitamina D modifica molteplici comportamenti di dipendenza sia dai raggi UV che dagli oppioidi

affermano gli scienziati.

Lo studio ha anche suggerito che la morfina funziona in modo più efficace come antidolorifico in carenza di vitamina D, il che potrebbe essere preoccupante se fosse confermato come effetto negli esseri umani: un paziente chirurgico che riceve morfina per il controllo del dolore dopo un’operazione potrebbe avere infatti maggiori probabilità di diventare dipendente.

I dati, per ora raccolti in uno studio di laboratorio, sono stati supportati da diverse analisi di accompagnamento delle cartelle cliniche umane: una di queste ha mostrato che i pazienti con livelli di vitamina D moderatamente bassi avevano il 50% di probabilità in più rispetto ad altri con livelli normali di usare oppioidi, mentre quelli con grave carenza di vitamina D avevano il 90% di probabilità in più, mentre un’altra analisi ha rilevato che i pazienti con diagnosi di disturbo da uso di oppiacei (OUD) avevano maggiori probabilità di altri di essere carenti di vitamina D.

D’altro canto però, se tutto fosse confermato, la vitamina D potrebbe essere usata come supporto alla lotta alla dipendenza da oppiacei.

Il lavoro è stato pubblicato su Science Advances.

Fonti di riferimento: Massachusetts General Hospital / Science Advances

Leggi tutti i nostri articoli sulla vitamina D

Leggi anche:

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
Schär

Pasta madre senza glutine: tutto quello che devi sapere

Ènostra

“Libertà è autoproduzione”: con ènostra l’energia è rinnovabile, etica e sostenibile

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook