L’uovo sodo può tornare liquido…e aiutare a combattere il cancro

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La cura del cancro è nell’uovo sodo. O meglio in un uovo sodo che torna liquido. Alcuni ricercatori americani hanno infatti studiato il modo in cui le proteine che si erano solidificate cuocendosi possono tornare liquide e come questo processo possa avere importanti applicazioni in campo medico, nell’industria farmaceutica, in quella alimentare e per la pulizia di strumenti incrostati da proteine.

Nulla di economico, insomma, e nemmeno di pratico. Ma pare che questa scoperta potrebbe in futuro portare a una riduzione dei costi delle terapie. Ed è per questo che è per lo più finalizzata a far acquolina all’industria farmaceutica che produce anticorpi per la lotta ai tumori (l’Università della California ha infatti presentato la domanda di brevetto per questa tecnologia). Bisognerà poi vedere quale ritorno economico potrà esserci per la casa farmaceutica che mostrerà interesse per questo bizzarro procedimento.

Il processo – In principio era l’uovo. Gli studiosi hanno portato a 90 gradi per circa 20 minuti un uovo, disidratandolo completamente (l’albume è diventato una massa gommosa e il tuorlo di una consistenza sabbiosa). In questo modo, le proteine (che compongono il 12% dell’uovo) in esso contenute risultano aggregate, ma sono poi state separate e fatte “ripiegare” in modo da tornare ad una struttura utile tramite l’aggiunta di urea, una sostanza contenuta nell’urina. L’aggregato è stato poi messo in un dispositivo creato ad hoc per una centrifugazione, in seguito alla quale la massa solida torna liquida.

Non siamo particolarmente interessati al trattamento delle uovaspiega Gregory Weiss, coautore della ricerca – Il nostro lavoro serve a dimostrare quanto sia potente questo processo. Il vero problema è l’incredibile numero di proteine gommose che restano attaccate alle provette e che quindi si perdono, rendendo necessario un metodo per recuperare quel materiale“.

Secondo i ricercatori, l’equivalente della dialisi a livello molecolare impiega quattro giorni, mentre questo processo richiede solo pochi minuti, accelerando le procedure anche di 1000 volte.
Il metodo proposto, insomma, potrebbe razionalizzare la generazione delle proteine in modo rapido ed economico, rendendo i trattamenti contro il cancro più accessibili. Così come l’industria alimentare (i produttori di formaggio, gli agricoltori e coloro che utilizzano proteine ricombinanti) potrebbe ottimizzare la produzione.

L’eredità della cura dei tumori spetta alle uova? Beh in campo culinario e dal più generico punto di vista dell’alimentazione (e di tutti i problemi mondiali), un esperimento simile non sembra poi questa gran genialata…

Germana Carillo

Foto: Uci News

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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