Tumori, un prelievo di sangue permetterà la diagnosi precoce anche allo stadio asintomatico

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Rilevare precocemente un tumore, quando è ancora ben localizzato, dà possibilità di sopravvivenza infinitamente alte. Per la prima volta è stato messo a punto un test del sangue grazie al quale si potrà raddoppiare il numero dei tumori diagnosticati, scoprendo anche quei tipi di cancro per cui finora non era possibile avere una diagnosi in tempi utili perché asintomatici fino a stadi avanzati.

Si tratta di test di biopsia liquida che rilevano in modo sicuro 26 tumori non diagnosticati, consentendo un trattamento potenzialmente curativo sin dall’inizio. Fino ad oggi, le ricerche sulla biopsia liquida avevano riguardato pazienti che sapevano già di avere un tumore, ora la ricerca va decisamente avanti.

È quanto emerge da uno studio pubblicato su Science incentrato proprio su un test di biopsia liquida, il CancerSEEK, sperimentato su 10 mila donne non selezionate e senza una storia di tumore, con l’obiettivo di individuare 10 diversi tipi di cancro combinando il prelievo di sangue con l’imaging.

Per la prima volta nella storia, il gruppo di ricercatori statunitensi guidati dal Johns Hopkins Kimmel Cancer Center di Baltimora ha dimostrato che è possibile utilizzare un esame del sangue per rilevare i tumori nelle persone asintomatiche a cui non è mai stata diagnosticata la malattia.

Già in uno studio iniziato nel 2016 e che ha seguito 9.900 donne, gli scienziati avevano rilevato 26 tumori, in alcuni casi consentendo l’applicazione di trattamenti con un grosso potenziale di guarigione. È proprio questa la “promessa “della biopsia liquida, quella che tutti aspettano: poter scoprire se si ha un tumore da poche gocce di sangue.

Ciò che fanno questi tipi di biopsie liquide è cercare nel sangue tracce di frequenti mutazioni associate a determinati tumori. Successivamente, per confermare o meno l’esistenza di un tumore e la sua posizione, gli autori del lavoro hanno applicato le tecniche di imaging PET / CT.

Ad esempio, potremmo rilevare un tumore polmonare con un esame del sangue e poi l’imaging ci dirà in che polmone si trova, le sue dimensioni e se ci sono lesioni metastatiche. Il solo esame del sangue non ci fornirebbe informazioni così accurate”, spiega Nickolas Papadopoulos allo Science Daily, coautore dello studio e oncologo di Johns Hopkins. Questo controllo ridurrebbe anche le possibilità di falsi positivi.

Lo studio

CancerSEEK è un test multi-analitico (nello studio lo definiscono multicancer blood test) e il suo compito è quello di analizzare le mutazioni di 16 geni e 9 proteine già associati a diversi tipi di cancro.

La sperimentazione – chiamata DETECT-A (Detecting cancers Earlier Through Elective mutation-based blood Collection and Testing – è stata molto ampia: qui la biopsia liquida è stata integrata con una nuova procedura per valutarne l’efficacia e la fattibilità nel percorso di screening e l’impatto sulla popolazione.

Negli esperimenti, tutte le donne di età compresa tra i 65 e i 75 anni hanno fatto un primo prelievo. Quelle in cui il test ha dato valori anomali hanno fatto un secondo esame personalizzato (per ogni donna positiva è stata richiamata anche una donna negativa). Se anche il secondo test dava valori anomali, le donne venivano valutate da un gruppo multidisciplinare per essere sottoposte a PET o TAC. A quel punto, in caso di sospetto concreto di tumore, erano inviate allo specialista per accertamenti.

I risultati

Nel processo di sperimentazione, 96 donne hanno sviluppato un tipo di cancro. La biopsia liquida ne ha individuati 26, gli screening standard (tumori seno, colon-retto e cervice uterina) ne hanno trovati 24, mentre 46 sono stati scoperti in altro modo ancora.

L’associazione della biopsia liquida con l’imaging e lo screening standard ha praticamente raddoppiare il numero di neoplasie scoperte in 10 diversi organi. 17 dei 26 casi scoperti grazie al test erano tumori ai primi stadi.

La maggior parte delle donne partecipanti ha subito un intervento chirurgico oppure un trattamento e 12 sono attualmente in remissione. Allo stesso tempo, però, 101 donne risultati positive al test non hanno avuto conferma dall’imaging e 22 hanno fatto inutilmente un ulteriore esame diagnostico invasivo.

I dettagli della ricerca li trovate QUI.

Fonti: Science / Science Daily

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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