Tumore al seno triplo negativo: l’immunoterapia dona speranze, riduce il rischio di recidiva

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Chemioterapia più immunoterapia in fase preoperatoria migliorano la sopravvivenza delle donne colpite da tumore al seno triplo negativo in fase precoce. È il risultato di uno studio che ha dimostrato come un farmaco immunoterapico somministrato dell’intervento chirurgico sia capace di ridurre sostanzialmente il rischio di una recidiva.

Il carcinoma mammario triplo negativo è una delle forme di cancro al seno più aggressive e difficili da trattare, che colpisce principalmente le donne giovani e riguarda il 10-20% delle diagnosi complessive di cancro al seno. Viene così chiamato poiché le cellule malate non hanno sulla loro superficie i recettori per estrogeni, progestinici e proteina HER2.

Ora l’immunoterapia, che migliora la risposta alle cure e riduce le probabilità che il tumore ritorni (e che è valsa l’assegnazione del Nobel per la Medicina 2018 a James P. Allison e a Tasuku Honjo), potrebbe rappresentare la chiave di volta per aumentare i tassi di sopravvivenza di chi affronta questo aggressivo tumore della mammella.

Lo studio

Si tratta di uno studio di fase 3 pubblicato sul New England Journal of Medicine, cui hanno partecipato quasi 1.200 donne di 21 Paesi diversi colpite da un tumore al seno triplo negativo (secondo o terzo stadio).

Prima di essere operate, le pazienti hanno ricevuto una terapia neoadiuvante di 6 mesi, ossia una chemioterapia che viene attuata prima della chirurgia o della radioterapia per ridurre le dimensioni del tumore e facilitarne l’asportazione. Non tutte, però, hanno ricevuto lo stesso trattamento: a 390 donne è stata somministrata la chemioterapia standard in aggiunta a un placebo, mentre all’altro gruppo gli stessi chemioterapici più un immunoterapico, il Pembrolizumab.

Dopo l’operazione la radioterapia e la ulteriore somministrazione del Pembrolizumab per 27 settimane o di un placebo, col risultato che quasi il 65% delle donne che ha ricevuto la combinazione in fase neoadiuvante non ha mostrato alcun segno di tumore all’intervento, rispetto a poco più del 51% delle pazienti sottoposte soltanto alla chemioterapia.

Abbiamo osservato un aumento di quasi il 14% del numero di donne senza cancro, che è un enorme passo avanti – dice Peter Schmid, professore di oncologia presso la Queen Mary University di Londra, a eCancer. Chi non presenta tumore all’intervento ha molte meno probabilità di riammalarsi, e questo sarebbe il primo trattamento mirato rivolto a tutte le donne con tumore triplo negativo in fase iniziale”.

Anche nessuna delle pazienti coinvolte nelle indagini avesse tumori secondari, in alcune il tumore era esteso anche ai linfonodi. In questi casil il rischio di recidiva è più elevato, ma anche per queste pazienti l’immunoterapia ha dato risultati positivi: quasi il 65% ha mostrato una risposta patologica completa dopo il trattamento rispetto al 44% di coloro che avevano ricevuto solo chemioterapia. Dunque, un aumento di quasi il 20%.

I risultati dello studio sono positivi, ma nella maggior parte dei casi è passato solo poco più di un anno dall’intervento chirurgico e in realtà, per cui, per confermare i dati, gli studiosi vedono necessari almeno altri cinque anni di osservazione.

Fonte: New England Journal of Medicine / eCancer

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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