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Inquinamento e rumori del traffico hanno un effetto collaterale sul cuore che non ci saremmo mai aspettati

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Un nuovo studio ha esaminato l’impatto dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento dell’aria e ai rumori provocati dal traffico in un lasso di tempo di 20 anni

L’esposizione al traffico, all’inquinamento atmosferico ed acustico provocato dalle macchine, negli anni aumenterebbe il rischio di problemi cardiovascolari. Ma non solo: questa correlazione sembra essere più frequente nei fumatori e in coloro che già soffrono di pressione alta. È quanto emerge da un nuovo studio recentemente pubblicato sulla rivista dell’American Heart Association.

Youn-Hee Lim, professore dell’Università di Copenaghen e autore dello studio, sostiene che è necessario mettere in atto misure preventive prima che sia troppo tardi, e suggerisce di minimizzare gli effetti dell’esposizione al traffico urbano adottando sane abitudini (come per esempio smettendo di fumare o controllando periodicamente i propri livelli pressori) per prevenire il rischio di malattie cardiache.

Lo studio ha esaminato gli effetti di un’esposizione a lungo termine all’ambiente urbano (in termini di inquinamento atmosferico e di rumori) sullo sviluppo di patologie cardiovascolari in un gruppo di infermiere danesi. Lo studio è durato circa 20 anni e ha coinvolto più di 22.000 volontarie di età superiore ai 44 anni: le partecipanti hanno iniziato nel 1993 attraverso la compilazione di un questionario relativo al proprio stile di vita, allo stato di salute e alle condizioni lavorative. Oltre a misurare l’esposizione individuale all’aria inquinata e rumorosa della città, i ricercatori hanno esaminato anche diversi agenti inquinanti e i loro effetti sull’incidenza di patologie cardiache.

È emerso che l’inquinamento dell’aria è un fattore importante nell’insorgenza di patologie cardiache, più del rumore del traffico. Tuttavia, le donne esposte ad alti livelli sia di inquinamento dell’aria che di rumore hanno mostrato il maggior rischio di insorgenza di patologie. Inoltre, per le fumatrici e per coloro che soffrivano di pressione alta, i rischi sono stati ancora maggiori. In dettaglio:

  • Per un aumento di 5.1 µg/m3 nell’esposizione al particolato fino in un periodo di 3 anni, si è osservato un aumento del rischio di patologia cardiaca del 17%;
  • Per un aumento di 8.6 µg/m3 nell’esposizione al diossido di azoto (NO2) in un periodo di 3 anni, si è osservato un aumento del rischio di patologia cardiaca del 10%;
  • Per un aumento di 9.3 dB nell’esposizione ai rumori urbani in un periodo di 3 anni, si è osservato un aumento del rischio di patologia cardiaca del 12%;
  • Un’aumentata esposizione al particolato fine per un fumatore è associata ad un aumento del rischio di patologia cardiaca del 72%.

Gli stessi autori tuttavia avvertono: lo studio, per quanto illuminante, presenta numerose limitazioni. Per esempio, non vengono tenute in considerazione alcune variabili che potrebbero fare la differenza nell’insorgenza di malattie – come lo status socio-economico, il tempo trascorso fuori casa, l’esposizione all’inquinamento domestico, lo spessore dei vetri delle finestre di casa e la loro capacità di isolamento dall’esterno (sia in termini acustici che in termini di salubrità dell’aria).

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Fonte: Journal of the American Heart Association

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Ho 25 anni e sono laureata in Lingue Straniere. Sono da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile. Tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
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