Tatuaggi all’hennè: da evitare assolutamente quello nero!

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In molti considerano il tatuaggio all’hennè l’alternativa migliore a quello classico. Oltre a essere spesso tacciato di essere pericoloso, non tutti vogliono fare un tattoo definitivo sulla propria pelle. Spesso, quindi, si ricorre alle erbe tintorie, che promettono di scomparire nel giro di qualche giorno. Ma anche all’hennè che si usa bisogna fare attenzione.

Sotto accusa, infatti, finisce il cosiddetto “hennè nero”, composto da un colorante specifico che innocuo non è.

È chiaro che un tatuaggio temporaneo è facile da fare, è più economico, apparentemente innocuo in termini di rischi e alla fine scompare e l’henné è il prodotto più utilizzato per questo tipo di tatuaggi. Ma, anche in questo caso, chiediamoci se anche qualcosa di così naturale possa comportare dei pericoli. La risposta è, ahinoi, sì. Ma perché?

Se l’henné è un pigmento naturale ottenuto dalla pianta Lawsonia inermis che lascia i capelli o la pelle di un colore bruno rossastro e che viene eliminato dopo due o tre settimane con un lavaggio frequente e molto di rado causa reazioni avverse, così non è, di fatti, per l’hennè nero.

Chiariamo subito una cosa: “hennè nero” in natura non esiste. Quello che, più delle altre erbe tintorie e dell’hennè naturale, scurisce i capelli o conferisce pigmenti blu/neri è l’Indigo, ossia la tintura naturale ricavata dall’essiccazione e dalla frantumazione delle foglie dell’Indigofera Tinctoria.

Se è naturale, allora, perché l’indigo non lo si può usare per fare un tatuaggio? Perché spesso quello che si trova a tale scopo – e un tatuaggio all’hennè nella stragrande maggioranza dei casi ce lo facciamo sulla spiaggia! – non è una sostanza 100% naturale! E tutto a causa di una mancanza di controllo sanitario per cui non sappiamo esattamente se l’henné utilizzato contiene o no sostanze proibite.

L’henné nero è sostanzialmente, in Occidente, adulterato con vari additivi per evitare il deterioramento e, soprattutto, per scurire il pigmento per conferirgli un aspetto più nero.

Insomma, il prodotto diviene pericoloso quando alla naturale indigofera tinctoria si aggiunge la parafenilendiammina (PPD), una sostanza che rende il colore scuro, quasi nero, per farlo assomigliare il più possibile ai tatuaggi tradizionali. E nell’Unione europea è illegale utilizzarla sulla pelle.

È proprio questa sostanza chimica che può scatenare allergie. Nella zona in cui è stato fatto il tatuaggio può presentarsi un’infiammazione della pelle, anche dopo alcune settimane. Di solito si tratta di un’eruzione cutanea, che può essere moderata o grave. A volte l’aspetto dell’infezione è eczematoso (comparsa di protuberanze, orticaria, pelle squamosa e vesciche), ma possono apparire anche macchie scure o, se il problema peggiora, si possono presentare cicatrici cheloidi (la pelle rimane sporgente).

Questa qui sotto è la foto delle ustioni chimiche provocate sulle braccia di due bambini (Nathaniel, 13 anni, e Kane, di sette anni, Fonte) che hanno fatto proprio un “tatuaggio all’hennè” sulla spiaggia di Maiorca. I risultati sono questi:

tatuaggio allergie

Ogni volta si decide di usare henné sulla pelle, quindi, è necessario conoscerne la composizione dei pigmenti! E mai utilizzare quello nero sulla pelle.

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Germana Carillo

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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