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Il tabacco riscaldato è davvero diverso dalle sigarette?

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Il tabacco riscaldato è un’idea dell’industria del tabacco nata per mantenere alto il consumo di nicotina. Ma è davvero innocuo?

Il tabacco riscaldato è un nuovo trend nato da un’idea dell’industria del tabacco a partire dalla fine del XX secolo, ossia quando l’immagine delle sigarette iniziò a essere compromessa perché causa di diverse e pericolose patologie. I primissimi accessori di questo tipo funzionavano con un’asta di carbone introdotta nella sigaretta e accesa con un fiammifero, proprio come si fa ancora adesso con il narghilè.

Un trend che, grazie a una campagna marketing agguerrita, a partire dal 2014 divenne una vera e propria moda non solo tra i più giovani. Il loro aspetto è simile a quello di una classica sigaretta elettronica, ma la loro composizione è più vicina a quella delle sigarette convenzionali. 

Come funziona 

Questi dispositivi riscaldano il tabacco raggiungendo una temperatura di 350°C, sfruttando un sistema alimentato da una batteria.

Ciò consente di ottenere la nicotina sotto forma di aerosol, quest’ultimo contenente una miscela di vapore e fumo, aspirata attraverso un boccaglio. Ma la nicotina, la molecola che provoca dipendenza dai prodotti del tabacco, non è l’unica sostanza a essere inalata. (Leggi anche: Questa contea della Gran Bretagna sta per diventare la prima a vietare il fumo anche all’aperto facendo infuriare le lobby del tabacco).

I rischi

Il tabacco riscaldato contiene una quantità significativa di componenti cancerogene, per questo non può in alcun modo essere considerato uno strumento di supporto per smettere di fumare, tanto più che uno studio italiano ha dimostrato che il tabacco riscaldato ha portato più non fumatori al fumo di quanto non abbia fatto uscire i fumatori dalla dipendenza da tabacco.

Uno studio ha dimostrato che sia all’interno del dispositivo sia nell’aerosol emesso vi sono nicotina e le stesse sostanze chimiche presenti nella sigaretta normale, ma a differenza di quest’ultima vi è un quinto delle nitrosamine e un centesimo dell’anidride carbonica.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), inoltre, non esiste uno studio indipendente che concluda che il tabacco riscaldato sia meno dannoso e che riduca il rischio di cancro rispetto alle sigarette. (Leggi anche: Da oggi divieto di fumo nei parchi e alle fermate dei mezzi pubblici a Milano).

L’Alleanza contro il tabacco avverte che il tabacco riscaldato “contiene una quantità significativa di componenti cancerogeni” e che ” non può in alcun modo essere considerato uno strumento per smettere di fumare, tanto più che uno studio italiano ha dimostrato che il tabacco riscaldato ha portato più non fumatori al fumo di quanto non abbia fatto uscire i fumatori dalla dipendenza da tabacco”.

Alla fine del 2020, lo pneumologo Bertrand Dautzenberg ha scritto sulla rivista Réalités cardiologiques che “il tabacco riscaldato è un’esca dell’industria del tabacco progettata e creata per mantenere il consumo di tabacco”. 

Semplicemente, si tratterebbe di un’esca messa in atto dall’industria del tabacco, progettata e creata per mantenere alto il consumo di nicotina.

Da parte sua, la European Respiratory Society avverte le persone che fumano sia sigarette convenzionali, tabacco riscaldato e sigarette elettroniche che gli effetti di questo cocktail non sono noti.

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Laureata in Lingue e Civiltà Orientali presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza. Ha diversi anni di esperienza nella comunicazione digitale. Appassionata di beauty, fitness, benessere e moda sostenibile.
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