Stipsi: tutto quello che devi sapere e il parere del fisioterapista

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Stipsi: un problema comune che affligge la vita quotidiana di milioni di persone. Vediamo insieme che cos’è, e a chi possiamo rivolgerci in caso di problemi.

La prima precisazione che bisogna fare è da un punto di vista puramente medico, chiarendo fin da subito che la stipsi o stitichezza non è una patologia bensì un sintomo e come tale si esprime per una causa ben precisa.

Se si fa una breve ricerca in internet vengono proposti tantissimi trattamenti per la stitichezza e la maggior parte sono di tipo sintomatico e non mirano a risolvere la vera causa o le cause.

Cosa è la stipsi (stitichezza)

Il termine “stipsi” deriva dal greco styphein (stretto) ed indica una difficoltà nell’espletamento della funzione intestinale che può incidere notevolmente sulla qualità di vita.

Generalmente è rappresentata da un’evacuazione rara non preceduta da uno stimolo oppure da un’evacuazione non soddisfacente poco produttiva con senso di difficoltà all’espulsione con eccessivo ponzamento.

È una problematica molto frequente che interessa circa il 15% della popolazione soprattutto di sesso femminile ed aumenta con l’avanzare dell’età.

È più frequente in chi è depresso o sottoposto a stress psicologici. La normale frequenza di defecazione varia da persona a persona, ed indicativamente dovrebbe essere da tre evacuazioni al giorno a tre alla settimana.

Quali sono le cause della stipsi?

Possiamo individuare due tipi di stipsi: acuta(transitoria) o cronica.

La stipsi transitoria è frequente:

  • durante la gravidanza,
  • nei cambi di luogo ed abitudini alimentari (es. viaggi),
  • in persone sedentarie che non si idratano in maniera sufficiente,
  • nel periodo che segue interventi chirurgici
  • dopo l’utilizzo di antibiotici.

La stipsi cronica invece può essere causata da:

  • disfunzioni motorie intestinali e/o anorettali
  • da patologie come la diverticolosi,
  • malattie infiammatorie croniche intestinali,
  • tumore del colon-retto.
  • Morbo di Parkinson,
  • Diabete
  • altre malattie neurologiche.

Anche alcuni farmaci (es. anestetici, analgesici, antiacidi, anticolinergici, antidepressivi) possono rallentare il transito delle feci lungo l’intestino.

Spesso la stipsi che di per sé non comporta la presenza di dolori addominali o di gonfiore si sovrappone alla sindrome dell’intestino irritabile (IBS).

Da cosa è caratterizzata?

I sintomi riportati dalle persone che lamentano stipsi sono generalmente:

  • ridotta frequenza di evacuazioni (meno di tre alla settimana)
  • presenza di feci dure (“caprine”)
  • sforzo eccessivo e prolungato durante la defecazione
  • senso di ostruzione o blocco anale
  • sensazione di evacuazione incompleta
  • ricorso a manovre manuali o ausili tipo clisteri e supposte

Diagnosi

L’approccio con il paziente con stipsi si basa inizialmente su un’anamnesi accurata e l’esame clinico. Le procedure diagnostiche utilizzate sono volte ad identificare la causa organica o funzionale della stipsi e saranno scelte dal medico sulla base dei sintomi del paziente e sui dati rilevati clinicamente.

Trattamento

In molti casi sono sufficienti cambiamenti nell’alimentazione, idratazione e nello stile di vita per alleviare i sintomi e gestire la stipsi.
Ecco alcuni consigli:

  • Regolarità negli orari dei pasti: la regolarità nell’alimentazione aiuta il benessere intestinale
  • Dieta con fibre
  • Esercizio regolare: l’attività fisica facilita l’attività intestinale.
  • Adeguato apporto di liquidi: bere acqua aiuta a mantenere un buon transito delle feci che sono più morbide.
  • Dedicare il giusto tempo per le funzioni intestinali.
  • Lassativi: vi si ricorre quando i cambiamenti nell’alimentazione e nello stile di vita non sono sufficienti.

Il parere del fisioterapista

Spesso anche in ambito medico si dimentica che alcune problematiche possano essere natura muscolare e che possano essere risolte o migliorate con la fisioterapia.
La stitichezza è una di queste problematiche, infatti ne esiste un’ulteriore classificazione, la stipsi funzionale da dissinergia del pavimento pelvico ovvero quando c’è assenza di rilasciamento del muscolo puborettale (un muscolo che compone il pavimento pelvico che collega il pube al retto) durante il ponzamento.

Cosa può fare il fisioterapista?

Un pavimento pelvico sano è un pavimento pelvico che si contrae e si rilascia in modo fisiologico, la fisioterapia anche in caso di stitichezza è una valida soluzione e alternativa all’uso di farmaci lassativi e sicuramente di aiuto affiancata ad una alimentazione sana e adeguata per il problema.

Qualche consiglio utile

stipsi posizione corretta

Postura ideale

La postura è una cosa fondamentale, anche in bagno, infatti sempre più studi sottolineano l’importanza della posizione che manteniamo sul WC per favorire la defecazione; quella più diffusa e con i maggiori risultati è la posizione accovacciata, la stessa che si usa in un bagno alla turca.
In questo modo si rilassa il muscolo puborettale che come detto prima potrebbe impedire il normale transito delle feci.
Come possiamo ottenere in casa nostra la posizione accovacciata, senza usare necessariamente una turca?
Possiamo utilizzare un panchetto o una scatola rigida come nell’immagine sotto, posizionata sotto i piedi, fino ad ottenere una posizione in cui le ginocchia superano le anche.

Respirare con il diaframma

Una volta ottenuta la giusta postura sul wc non resta che rilassare il pavimento pelvico e se tutto è nella normale fisiologia la defecazione non dovrebbe avere ostacoli. Un ottimo aiuto viene sicuramente dalla respirazione diaframmatica, anche in bagno!
La respirazione diaframmatica rappresenta una sorta di massaggio per muscoli e organi interni, favorisce la peristalsi intestinale oltre a garantire un benessere psicofisico generale.

Cerchiamo di praticarla ogni giorno, anche 10 minuti mentre ci rilassiamo prima di dormire, ma anche da seduti con la schiena appoggiata allo schienale della sedia, mettiamo una mano sulla pancia e con gli occhi chiusi iniziamo a concentrarci respirando con la pancia anziché con il torace.

Non rinviare lo stimolo!

Più tempo la tratteniamo e maggiore sarà la disidratazione che le feci subiscono nell’intestino: saranno sempre più dure e sempre più difficili da espellere.
Inoltre l’intestino lavora bene se abituato a lavorare alla stessa ora ogni giorno, se siamo precisi e abitudinari lo sarà anche il nostro intestino.

Toilet training

Una pratica utile per chi soffre di stitichezza è quella di regolarizzare l’evacuazione attraverso un vero e proprio training che condizionerà l’intestino a lavorare sempre alle stesse ore.

Come farlo:

  • scegliere un momento del giorno dove non si va di fretta e magari si è soli dentro casa (dopo colazione per esempio)
  • anche se non è presente lo stimolo sedersi sul wc con le dovute precauzioni posturali e rilassare l’addome, respirando con il diaframma questo favorisce il transito intestinale.
  • Non rimanere più di 10/15 minuti, può essere utile alzarsi ogni tanto e risedersi.
  • Non spingere mai; la spinta dovrebbe essere unica e non troppo forte solo nel momento in cui sentiamo che l’ampolla rettale è piena e sta per svuotarsi. Spingere a sfinimento senza stimolo non porta a nulla e può sfiancare il pavimento pelvico.
  • Se si ripetono quotidianamente le sequenze si può tornare ad avere una maggiore regolarità intestinale nel giro di qualche settimana.

Un fisioterapista specializzato saprà individuare le cause che gli competono e risolvere in poche sedute le suddette problematiche, e se dovesse essere necessario saprà indicare al paziente le dovute visite specialistiche e inviarlo dal medico più competente.
Il lavoro in equipe tra medici, fisioterapisti, nutrizionisti e preparatori atletici laureati è la chiave per risolvere molte problematiche, tra cui la stitichezza!

Per saperne di più iscriviti al corso online gratuito del Dottor Davide Romano: Stipsi: cos’è e come affrontarla con il fisioterapista.
Per iscriverti clicca qui.

Dott. Davide Romano
Fisioterapista

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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