Solvay, nascosti per anni i documenti sui danni dei PFAS. L’accusa di EWG

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Per anni, Solvay, la celebre ditta belga di produzione del bicarbonato, avrebbe tenuto segreti i test che mostrano i rischi per la salute delle cosiddette “Forever Chemical”, sostanze come i PFAS, dannose per l’uomo e gli animali. Sono accuse pesanti quelle che arrivano dall’organizzazione senza scopo di lucro EWG.

Quest’ultima ha rivolto un appello e una petizione all’Epa, l’Environmental Protecion Agency americana, chiedendo di multare il noto produttore di sostanze chimiche e costringerlo a pagare 400 milioni di dollari per la mancata comunicazione dei test.

Secondo EWG, Solvay Specialty Chemicals non ha fornito per un massimo di otto anni i risultati dei test sugli animali e sull’uomo che mostravano i rischi per la salute di uno o più “prodotti chimici permanenti”, i fluorurati noti come PFAS.

Non una ma molteplici violazioni del Toxic Substances Control Act hanno portato EWG ha chiedere all’EPA di imporre multe civili e penali per un totale di 434 milioni di dollari alla Solvay.

Si legge nella petizione di EWG che nel 2005 Solvay ha ottenuto i risultati dei test che dimostrano che la sua nuova sostanza chimica PFAS fosse tossica quanto il composto fluorurato che avrebbe dovuto sostituire: il PFOA di DuPont, utilizzato per produrre Teflon. Quell’anno, agendo su una petizione di EWG, DuPont è stata multata di 10,25 milioni di dollari per non aver divulgato gli studi sulla tossicità del PFOA. Da allora, sia DuPont che altre società, tra cui la stessa Solvay, hanno deciso di eliminare gradualmente tale sostanza ma anche i composti simili entro il 2015.

Fin qui tutto bene. Ma secondo EWG i documenti dell’EPA mostrano che Solvay non è riuscita fino al 2011 a riportare i risultati dei test su due varianti della sostanza chimica sostitutiva, il carbossilato di cloroperfluoropolietere.

“I test di Solvay, che non hanno rilevato alcun livello del composto che non danneggia i ratti, sono stati resi pubblici solo due mesi fa, quando Solvay ha detto che stava eliminando gradualmente la sostanza chimica e quindi le informazioni sulla tossicità non erano più proprietarie. Nel 2019, Solvay ha presentato un documento all’EPA che mostrava che aveva testato il sangue dei suoi lavoratori almeno dal 2011 e sapeva che i composti carbossilati del cloroperfluoropolietere si stavano accumulando nei loro corpi. I lunghi intervalli tra il momento in cui sono stati condotti i due round di test e quando sono stati segnalati – più di cinque anni per lo studio sui ratti e otto anni per lo studio sui lavoratori – violano la legge TSCA che richiede l’archiviazione immediata quando un’azienda viene a conoscenza di un sostanziale rischio” accusa EWG.

Le lacune tra i test e la loro segnalazione da parte di Solvay sono state notate per la prima volta dallo scienziato di EWG David Andrews, Ph.D., nel suo esame dei documenti dell’EPA ottenuti attraverso il Freedom of Information Act.

“Chiediamo all’EPA di indagare su Solvay per aver apparentemente nascosto i risultati dei test che mostrano che la loro sostanza chimica PFAS sostitutiva sia tossica e bioaccumulabile come PFOA o PFNA”, ha detto Andrews. “Solvay ha mantenuto segreti i suoi rapporti di laboratorio e allo stesso tempo ha partecipato pubblicamente al programma di amministrazione del PFOA dell’EPA, che aveva lo scopo di porre fine all’uso di PFAS tossici e bioaccumulabili. Nascondere questi dati probabilmente ha consentito e prolungato l’uso di PFAS, mettendo in pericolo in modo significativo la salute umana e l’ambiente “.

Un’accusa pesante e una prospettiva tutt’altro che rassicurante. Secondo EWG c’è di peggio. Solvay sapeva e secondo il presidente Ken Cook

” potrebbe aver ostacolato le valutazioni PFAS in corso da parte dell’EPA e messo a rischio la salute pubblica. Sospettiamo che Solvay abbia deliberatamente mantenuto questi dannosi studi sulla tossicità dall’EPA, una grave violazione della legge federale che richiede alle aziende di segnalare immediatamente qualsiasi prova”.

Un pericolo “perenne” chiamato PFOA, PFNA e PFAS

Tali composti a “catena lunga” sono chiamati  “prodotti chimici perenni”  perché non si degradano nell’ambiente. Alcuni sono stati collegati a cancro,  danni riproduttivi e dello sviluppo e ridotta efficacia dei vaccini. I composti carbossilati di cloro perfluoropolietere di Solvay sono tra le sostanze chimiche a “catena corta” che l’industria chimica sostiene essere meno dannose.

“Sebbene la gravità dei pericoli causati dai nuovi sostituti dei PFAS, come i carbossilati di cloro perfluoropolietere, sia sconosciuta, l’EPA deve disporre di tutti i dati di tossicità rilevanti al fine di valutare con precisione i rischi per la salute posti da queste sostanze chimiche”, ha aggiunto Olga Naidenko, Ph .D., Vicepresidente per le indagini scientifiche di EWG. “Gli studi sulla salute per ogni composto PFAS dovrebbero essere resi pubblici. Le affermazioni di riservatezza che nascondono l’identità di una sostanza chimica rappresentano una minaccia per la salute pubblica. Ogni volta che cerchiamo queste sostanze chimiche, le troviamo “.

Uno studio peer-reviewed dei ricercatori di EWG stima che più di 200 milioni di americani potrebbero avere PFAS tossico nella loro acqua potabile a una concentrazione di 1 parte per trilione, o ppt, o superiore. Studi scientifici indipendenti hanno raccomandato un livello di sicurezza per PFAS nell’acqua potabile di 1 ppt, lo standard approvato da EWG.

Un problema analogo si è verificato anche in Italia, e in particolare in Veneto dove c’è stato un vero e proprio scandalo perché i PFAS sono stati rilevati nell’acqua potabile e in oggetti di uso quotidiano.

Ora, con la petizione  EWG chiede all’EPA di far rispettare le disposizioni della legge che richiedono la rendicontazione obbligatoria e tempestiva degli studi sulla salute e di imporre le multe previste.

Clicca qui per leggere il testo integrale della petizione inviata all’Epa

Fonte di riferimento: EWG

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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