Il segreto della lobby del tabacco: le sigarette vendute in Africa sono più tossiche

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Ogni anno la Svizzera esporta più sigarette che cioccolato. E c’è un grande segreto che le lobby del tabacco non vogliono che tu sappia. Test esclusivi mostrano che di fatto esiste un doppio standard: le sigarette vendute in Africa sono più tossiche di quelle fumate in Europa.

I dati che emergono dall’inchiesta di Public Eye, a firma di Marie MaurisseMarie Maurisse, rivelano che i colossi del tabacco stanno attuando una complessa strategia per accaparrarsi nuove schiere di fumatori in Africa, e, purtroppo, sono soprattutto i giovani a caderne vittima.

Si scopre, così, che le sigarette vendute in Marocco contengonovalori più alti di nicotina e monossido di carbonio rispetto a quelle vendute in Francia o in Svizzera. Un dato che è emerso da un’analisi effettuata su 30 pacchetti di sigarette prodotte dalla Philip Morris e vendute in Marocco, che hanno rivelato le incongruenze dei dati dichiarati sulle confezioni.

I risultati sono chiari: le sigarette fatte in Svizzera e vendute in Marocco sono molto più forti, più avvincenti e più tossiche di quelle che si trovano in Svizzera o in Francia.

Un campione del marchio Winston, ad esempio, ha più di 16,31 milligrammi di particelle totali per ogni sigaretta, rispetto al 10,5 delle Winston Classic acquistate a Losanna. Per la nicotina, la differenza tra sigarette commercializzate in Marocco e Svizzera è particolarmente sorprendente: 1,28 milligrammi per ogni sigaretta Camel venduta in Marocco, contro soli 0,75 milligrammi di quella venduta in Svizzera.

Ma perché?

Semplice: questo crea più dipendenza, così è più difficile farne a meno, e quindi più tossicità.

“L’Africa è un bacino vivente di futuri fumatori. È il continente dove il mercato esploderà da qui al 2025 secondo l’OMS. Sarà la zona del mondo dove si fumerà di più. Ed è per questo che per i produttori è fondamentale conquistare fumatori sin dalla più giovane età in questi paesi”, conclude l’inchiesta, rivelando una terribile verità.

La Philip Morris, dal canto suo, respinge le accuse:

“Tutti i nostri prodotti sono creati per rispondere alle preferenze dei consumatori adulti e i loro gusti nei diversi paesi, tenendo conto delle regole applicate in questi paesi”.

Difficile aspettarsi una risposta diversa. Ma i dati appaiono chiari per chi li vuole vedere… L’ennesimo tentativo si sfruttare l’Africa e gli africani.

Roberta Ragni

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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