Un nuovo trattamento potrebbe finalmente prevenire lo shock anafilattico nei soggetti allergici

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Basta una pillola preventiva per evitare lo shock anafilattico? È quello che sostiene una ricerca della Northwestern University Feinberg (Chicago, Usa) in base alla quale un farmaco già approvato negli Stati Uniti è in grado di ridurre significativamente o addirittura bloccare le reazioni allergiche, incluse quelle anafilattiche potenzialmente fatali.

Lo shock anafilattico è la reazione allergica più grave che può capitare dopo essere stati a contatto con una sostanza alla quale siamo particolarmente sensibili (alimento, farmaco, veleno introdotto da punture di insetti o, in casi più rari, sostanze presenti nell’aria come i pollini), e si manifesta con una molteplicità di sintomi che includono un brusco calo pressorio potenzialmente causa di collasso cardiocircolatorio.

Come riporta un lavoro pubblicato su Clinical & Experimental Allergy, l’incidenza di questa terribile reazione è di 4-5 casi su 100.000 persone per anno, con valori che risultano però essere in aumento, a quanto sembra a causa dell’incremento dei casi alimentari.

In Italia, uno studio condotto dall’Ospedale Generale di Milano durante due anni di osservazione ha dimostrato un’incidenza pari allo 0,4%, in modo indifferente tra maschi e femmine, e che l’origine più frequente era appunto quella alimentare, soprattutto da alcuni tipi di frutta e verdura (dati riportati dal Ministero della Salute).

Lo studio condotto negli Usa, che darebbe una speranza ai soggetti allergici, è stato realizzato in due fasi: i ricercatori hanno prima dimostrato in laboratorio che tre molecole erano in grado di fermare la reazione dei mastociti, le cellule che primariamente provocano le allergie; quindi hanno somministrato un farmaco orale già in uso per altri motivi negli Usa a topi “umanizzati”, ovvero contenenti cellule umane trapiantate e programmate per diventare mastociti umani, verificando che i roditori, in larga misura, non manifestavano allergie o comunque in forma molto blanda.

Se gli studi clinici lo confermeranno, questo potrebbe essere il primo trattamento noto in grado di prevenire l’anafilassi (ovviamente oltre a evitare il contatto con l’allergene).

“Questa pillola potrebbe letteralmente cambiare e salvare la vita di molte persone – spiega Bruce Bochner, che ha guidato lo studio – Immaginiamo di poter assumere farmaci in modo proattivo per prevenire una grave reazione allergica”.

Le allergie condizionano molto infatti la vita di chi ne soffre, non solo perché si è costretti ad evitare, per esempio, cibi che contengono sostanze per loro pericolose. Molte reazioni gravi, infatti, sono indotte da altri medicinali (es. antibiotici) che i soggetti allergici non possono usare, esponendosi però ad altri problemi di salute.

Attualmente gli studi si stanno indirizzando alla pillola come strumento di prevenzione (potrebbe essere assunta prima di prendere un medicinale importante ma che senza prevenzione è pericoloso). Ma i ricercatori annunciano l’intenzione di sperimentare il farmaco anche come strumento di freno ad un’allergia in corso.

Lo studio è stato pubblicato su Journal of Clinical Investigation.

Fonti di riferimento: Northwestern University Feinberg / Ministero della Salute / Clinical & Experimental Allergy / Journal of Clinical Investigation

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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