5 consigli per intervenire in caso di shock anafilattico

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Chi soffre di allergie dovrebbe tenere bene a mente cosa significa “shock anafilattico“. Un evento, quello di una reazione acuta e improvvisa a un particolare tipo di antigene o di allergene, che non necessariamente tende a verificarsi, ma che è comunque saggio tenere in considerazione per chi è un soggetto allergico.

L’incidenza dello shock anafilattico varia in relazione al tipo di fattori scatenanti e della fascia d’età: tra le cause principali tra gli adulti ci sono le punture di api, vespe e calabroni in soggetti allergici al loro veleno. Mentre in età pediatrica un’allergia alimentare (nocciole, noci, anacardi…) è la maggiore responsabile di shock anafilattico. Ma non è tutto: sono in aumento, infatti, i casi di shock anafilattico in persone che si trovano in ospedale, perché c’è una forte somministrazione dei farmaci, che è attualmente la causa principale di allergia.

Come evitare l’anafilassi? Ancora una volta sono la prevenzione e la conoscenza le armi vincenti, troppo spesso sottovalutata se si considera che soltanto il 20% della popolazione allergica italiana porta con sé l’autoiniettante, mentre una persona su 4 non sa come utilizzare il farmaco.

Attualmente i casi da anafilassi da strada, ossia quelli esterni all’ambiente ospedaliero, sono attorno allo 0,05/0,1% della popolazione italiana. E i trend, secondo gli esperti, sono in aumento: negli ultimi dieci anni questi casi si sono triplicati, ma fortunatamente la mortalità è diminuita grazie al corretto uso dell’adrenalina.

Ecco i cinque consigli degli specialisti, delineati al 28° Congresso Nazionale della SIAAIC, Società Italiana Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica:

1) Chiamare aiuto: chiamate il 118, se siete fuori da un ospedale ovvio, oppure attivate il team di emergenza intraospedaliera, se si verifica ad esempio in un ambulatorio all’interno di un ospedale. Questa raccomandazione vale ancor più se vi trovate da soli quando si verifica l’anafilassi o in posti remoti come l’alta montagna. L’intervento del soccorso avanzato può essere cruciale soprattutto se il paziente non è stato precedentemente istruito all’utilizzo dell’autoiniettore di adrenalina

2) Mantenere la calma: facile a dirsi, difficile a farsi, ma se si resta calmi e si riesce a mantenere la lucidità necessaria, ad esempio per autosomministrarsi correttamente l’autoiniettore dell’adrenalina, è già un grosso passo avanti

3) Mantenere la posizione: quella che si considera più comoda. Non è necessario che si rimanga stesi supini nel caso in cui il sintomo maggiore sia la difficoltà respiratoria. Al contrario, in caso di sensazione di svenimento, è necessario sdraiarsi e sollevare le gambe di 30-40 gradi

4) Non bere e non mangiare: una delle reazioni tipiche classiche di fronte ad un paziente che si sente svenire è quella di somministrare liquidi per bocca (acqua o altro). È invece vitale che il paziente vittima di uno shock anafilattico, dal momento che inizia a stare male, non assuma nessun cibo solido o liquido per bocca perché non può trarre nessun beneficio e anzi lo espone, in caso di perdita di coscienza, al rischio concreto di inalazione di materiale gastrico

5) Seguire il consiglio dei sanitari nella gestione immediata dello shock: una volta superata la fase acuta, nelle raccomandazioni diagnostiche e terapeutiche per definire bene il rischio allergico e prevenire reazioni severe in futuro.

Germana Carillo

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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