Svelato dagli scienziati il segreto nascosto nelle tue impronte digitali

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Perché i nostri polpastrelli sono così sensibili? E, soprattutto, da dove nasce il senso del tatto? Le due cose sarebbero ben collegate e il “colpevole” andrebbe ricercato nelle nostre impronte digitali. Quel che già è noto è che minuscoli recettori sensibili agli stimoli meccanici si trovano alle estremità delle dita e che questi interagiscono con due tipi di neuroni. Il risultato è un “campo recettivo”, un’area della pelle dove il tatto attiva un particolare neurone.

Tuttavia, finora non è mai stato chiarito quanto piccola potesse essere una struttura rilevata da ciascun neurone. Secondo uno studio dell’Università di Umeå, in Svezia, ci si aspetterebbe che una singola impronta digita svolga in realtà un preciso particolare ruolo.

Lo studio

Per indagare, Ewa Jarocka, coautrice dello studio, ha chiesto a 12 partecipanti di sedersi su una sedia di dentista, con il braccio destro inclinato e le unghie salde a un supporto di plastica.

I ricercatori hanno poi utilizzato un dispositivo robotico a tamburo per far scorrere una superficie con punte in rilievo sui polpastrelli di ogni partecipante, con ogni punto di 0,4 mm di diametro e le punte separate da 7 mm. Il team ha monitorato la risposta dei singoli neuroni nella punta delle dita utilizzando elettrodi inseriti in un nervo nel braccio del partecipante.

Utilizzando queste risposte, i ricercatori sono stati in grado di mappare il campo recettivo per ciascun neurone. I risultati hanno confermato che ogni campo ricettivo copriva un’area che si estendeva su diverse impronte delle dita e che all’interno di ogni campo c’erano zone particolarmente sensibili. Ma ha anche rivelato che queste zone erano sensibili a un singolo punto, un oggetto delle stesse dimensioni della larghezza della punta di un dito. In effetti, hanno trovato risposte neurali più forti in queste zone mappate sulle impronte digitali delle dita.

È sufficiente deviare un’impronta digitale per evocare una risposta neurale”.

impronta

©Jarocka et al, JNeurosci 2021

Quello che mostrano gli autori è che i minimi dettagli dei ‘campi recettivi’ delle singole fibre nervose che contattano i meccanocettori nella punta delle dita corrispondono strettamente alle cavità e alle creste delle punte delle dita. Quindi la nostra sensibilità molto elevata nella punta delle dita è dovuta al fatto che ci sono molte, molte fibre nervose con campi recettivi molto piccoli”, spiega Chris Miall, professore emerito di neuroscienze motorie all’Università di Birmingham.

E non solo: mentre le impronte digitali consentono anche una migliore presa, lo studio evidenzia il loro ruolo nell’aiutarci a rilevare piccoli dettagli di una superficie. Il senso del tatto, quindi, sarebbe ben “scritto” nelle nostre impronte digitali.

Fonti: Journal of Neuroscience / The Guardian

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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