Hiv, un altro paziente guarisce grazie al trapianto di cellule staminali

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Sieropositivo e affetto da un tumore al sangue, viene sottoposto a un trapianto di midollo osseo ricevendo cellule staminali e guarisce dal virus dell’Hiv. È la storia di quello che agli onori delle cronache è passato come il “paziente di Londra”, che, grazie a un donatore con una rara mutazione genetica, è riuscito a sconfiggere un recettore del virus e a guarire.

È la seconda volta che succede da quando, dai primi anni ’80, l’epidemia dell’Hiv ha fatto oltre 35 milioni di morti. Il primo caso di guarigione fu 12 anni fa, quello di Timothy Brown, il “paziente di Berlino”, e oggi il traguardo della remissione del virus per oltre un anno è stato nuovamente raggiunto in quell’uomo sieropositivo e malato di tumore curato a Londra, che ha potuto interrompere i trattamenti antiretrovirali senza che il virus si ripresentasse.

Il merito è di alcuni ricercatori dell’Imperial College londinese, che hanno collaborato con le Università di Cambridge e Oxford.

Entrambi i pazienti hanno ricevuto cellule staminali da un donatore con una rara mutazione genetica del gene CCR5, che blocca l’espressione di un recettore dell’Hiv (la proteina CCR5). Nel paziente di Londra, la cui diagnosi di infezione da Hiv risale al 2003, il virus è in remissione da 18 mesi, dopo la sospensione delle terapie antiretrovirali. Nel 2012, l’uomo ebbe una diagnosi di linfoma di Hodgkin, un tipo di tumore che colpisce il sistema linfatico, ovvero i tessuti che difendono l’organismo da agenti esterni e malattie. Per questo motivo, oltre alla chemioterapia, il paziente ha ricevuto nel 2016 un trapianto di cellule staminali del midollo osseo dette “ematopoietiche” (che danno origine a tutte le cellule del sangue) da un donatore con due copie della variante genetica CCR5 Δ32.

La proteina CCR5 è il più noto recettore del virus Hiv-1 (più diffuso rispetto all’Hiv-2): le persone con due copie mutate dell’allele CCR5 (“allele” indica gli stati alternativi di un gene che possono occupare la stessa posizione su cromosomi omologhi e che controllano variazioni dello stesso carattere) sono resistenti al virus Hiv-1 e dunque non possono contrarre l’infezione. Il trapianto ha avuto così duplice effetto positivo: contro il tumore e contro l’Hiv.

La procedura in sé non può mai essere offerta come cura definitiva per l’infezione da HIV, sottolineano gli studiosi, perché i trapianti di cellule staminali comportano rischi. Le persone con Hiv possono comunque rimanere in forma e bene con una vita normale assumendo una pillola quotidiana, ma l’annuncio, dice Anton Pozniak, presidente della International Aids Society, “segna un momento critico nella ricerca di una cura”.

Sebbene non si tratti di una valida strategia su vasta scala per una cura, queste nuove scoperte riaffermano la nostra convinzione che esiste una dimostrazione del fatto che l’Hiv sia curabile”, ha affermato.

Lo studio è stato presentato alla Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections, a Seattle negli Stati Uniti, ed è stato pubblicato sulla rivista Nature.

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Germana Carillo

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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