Adam Castillejo, la seconda persona al mondo ufficialmente guarita dall’Hiv

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Anni e anni di studi e ricerche, milioni di sforzi profusi nella lotta contro un virus, quello dell’immunodeficienza umana – il ben più noto HIV –, ma mai nulla di realmente concreto, se non una sola persona, una, che negli anni è stata dichiarata guarita “funzionalmente”. Il successo di quel caso è ancora difficile da replicare, ma ora gli scienziati dichiarano che anche una seconda persona è libera dal virus a più di 30 mesi dopo l’interruzione della terapia antiretrovirale. Ecco chi è e come è guarita.

Era il marzo del 2019 quando i medici annunciarono che un uomo, noto come il “paziente di Londraera guarito dal virus. Oggi, con una pubblicazione su The Lancet HIV, quello stesso paziente è stato dichiarato definitivamente guarito dopo aver ricevuto un trapianto di midollo osseo per il trattamento di un tipo di tumore del sangue. Ora è in remissione da 30 mesi.

Lui è Adam Castillejo, 40 anni oggi. Cresciuto in Venezuela, gli è stato diagnosticato l’HIV nel 2003 dopo essersi trasferito a Londra un anno prima, e ha sviluppato un linfoma di Hodgkin avanzato nel 2012. Nel 2016, per combattere il raro cancro, ha ricevuto cellule staminali del midollo osseo da un donatore con una rara mutazione genetica che resiste all’infezione da HIV.

Il metodo usato per il paziente di Londra è lo stesso che è stato messo in campo per trattare la prima persona guarita dall’HIV, conosciuta come il “paziente di Berlino”, guarito funzionalmente nel 2008. Proprio come questo caso, i resti del DNA del virus rimangono nel loro campione di tessuto, sebbene i ricercatori affermano si tratti di “fossili” essenzialmente innocui dell’infezione che non sembrano in grado di riprodurre il virus.

Proponiamo che questi risultati rappresentino il secondo caso in assoluto in cui un paziente sia guarito dall’HIV – dichiara al The New York Times l’autore principale, il professor Ravindra Kumar Gupta, dell’Università di Cambridge. I nostri risultati mostrano che il successo del trapianto di cellule staminali come cura per l’HIV, riportato per la prima volta nove anni fa nel paziente di Berlino, può essere replicato”.

Per prevenire il ritorno del virus, Adam Castillejo ha ricevuto un trattamento che prevedeva un trapianto di cellule staminali da un donatore che portava un gene (CCR5Δ32 / Δ32) resistente all’HIV, nonché i farmaci chemioterapici. A differenza del paziente di Berlino, non ha richiesto irradiazione di tutto il corpo o un secondo ciclo di trapianto di cellule staminali.

È importante notare che questo trattamento curativo è ad alto rischio e utilizzato solo come ultima risorsa per i pazienti con HIV che hanno anche tumori ematologici potenzialmente letali – avverte il professor Gupta. Pertanto, questo non è un trattamento che sarebbe ampiamente offerto ai pazienti con HIV in trattamento antiretrovirale di successo”.

Quindi? Bene, ma non benissimo. I dati forniti da questo secondo caso sono certamente incoraggianti, ma è probabilmente altro di cui si ha ancora bisogno. Quello che rimane consolatorio è che la maggior parte dei pazienti affetti da HIV può gestire il trattamento del virus con i farmaci disponibili oggi e vivere una vita lunga e sana.

Fonti: The Lancet HIV / NYT

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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