La salute si studierà a scuola, dalla materna alle superiori. Siglato protocollo

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La “salute” sarà inserita nei programmi scolastici come percorso di educazione trasversale: dall’educazione alla sessualità alla prevenzione delle malattie, tutto ciò che i nostri ragazzi dovranno sapere

Perché fa male mangiare junk food? E perché abusare dello smartphone non è un comportamento corretto? Forse i nostri figli non conoscono esattamente il motivo per cui vivere in modo sano e in forma sarebbe meglio. E allora tutti a lezione di salute! Per tutelare la crescita psico-fisica degli alunni, l’inclusione scolastica nei casi di disabilità e anche per promuovere, tra le altre cose, una corretta alimentazione e il rispetto dell’ambiente, i ministeri della Salute e dell’Istruzione hanno siglato un protocollo di intesa grazie al quale proprio la salute si studierà a scuola, intendendola come filo che unirà tutta la formazione degli studenti.

Nelle scuole italiane si inserirà, quindi, la promozione della salute fisica e psicologicacome un percorso di educazione trasversale a tutte le discipline, superando le barriere tra le discipline stesse”.

Si tratta della principale novità del documento Indirizzi di policy integrate per la Scuola che promuove salute, approvato a gennaio in Conferenza Stato-Regioni e volto a introdurre nella processo formativo degli studenti la “promozione della salute”, come proposta educativa lungo tutto il percorso scolastico, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, che tutte le scuole potranno sviluppare secondo la modalità ritenuta più idonea.

Ciò vuol dire che ogni scuola farà in modo di adottare moduli collegati a temi come l’educazione alla sessualità e la prevenzione delle malattie trasmissibili o la promozione di corretti stili di vita, come il rispetto dell’ambiente, una sana alimentazione o l’attività fisica regolare. Come? Perché non insegnare ai ragazzi tutti i benefici che comportano gli spostamenti a piedi o in bicicletta, la riduzione del fumo o dell’alcol, ma anche evitare di abusare dello smartphone o includere nel proprio gruppo chi è diversamente abile?

Insomma, se è tanto il lavoro che ogni genitore deve fare in casa con i propri figli, affrontare anche a scuola, giornalmente, i temi della prevenzione di comportamenti a rischio per la salute potrebbe aiutarci a crescere davvero cittadini migliori e consapevoli.

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Germana Carillo

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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