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Come ridurre la “fatica” pandemica

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Esausti. Siamo esausti. Ogni gesto che prima era semplice ora è un ostacolo insormontabile e la cosa comincia a pesarci. Ognuno a suo modo sta lottando contro un’entità invisibile, mentre la vita scorre accanto e le giornate sono vuote e tutte uguali. È una faticata, è una faticata pandemica, e non ci basta sapere che a mal comune mezzo gaudio. Eppure c’è un rimedio a tutto ciò. Dicono.

Qui da noi è passato più o meno un anno. Un anno di apri e chiudi e di scuole serrate e saracinesche abbassate e di occasioni perse. Quanto vale un viaggio? E una gita al parco? E quella mostra al museo? Valgono gli abbracci e i sorrisi degli sconosciuti e le pizzette mangiate per strada, mentre tutt’attorno è un brulichio di gente. Valgono, certo che sì. E ora pare tutto lontano, messo a testa in giù a riservare a un tempo remoto le ultime gocce di un’esistenza normale.

Quasi un anno di fronte al coronavirus ha il suo prezzo. La stanchezza può prendere il sopravvento e, dati alle mani, anche a prendere meno alla lettera le misure preventive. Lo diceva l’Oms già a ottobre scorso: il 60% degli europei è a pezzi e molte persone si sentono ormai meno motivate a seguire comportamenti protettivi.

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La stessa Organizzazione mondiale della Sanità aveva allora parlato di “stanchezza pandemica”, di quella stanchezza derivante dall’esaurimento che stanno creando l’ipervigilanza, l’incertezza economica e tutte le conseguenze di un virus che nessuno vede, ma che tutti sappiamo essere lì. Nervosismo, ansia, stress: all’inizio della pandemia erano molte meno persone a soffrirne.

Come affrontare la stanchezza pandemica

Sappiamo di essere vulnerabili alla stanchezza pandemica dovuta a cause psicologiche, ma sappiamo anche che possiamo farcela attraverso alcune pratiche legate al benessere e alla cura di noi stessi. Gli esperti propongono varie formule per raggiungere questo obiettivo, vediamone alcune per esercitarci nella nostra quotidianità:

Niente sensi di colpa, “normalizziamo” ciò che proviamo: “È normale che possiamo sentirci tristi o stressati“, afferma Álvarez Cáceres dalle pagine de El Pais. Questi ultimi mesi sono stati molto difficili per la maggior parte delle persone, sia per un motivo che per un altro. Il senso di colpa per non essere al 100% non aiuta affatto. Non abbiamo bisogno di litigare con ciò che ci accade, ma anzi metterci al lavoro per ridurre questo stato di colpa.

Il benessere deve essere una priorità. Così come ci prendiamo cura di noi stessi fisicamente quando indossiamo la mascherina e osserviamo le norme di sicurezza, dobbiamo prestare particolare attenzione al nostro benessere interiore. Gli obiettivi devono dipendere da noi stessi e dalle nostre possibilità. Dobbiamo concentrarci su ciò che dipende da noi. Qui e ora. La pandemia ci costringe a vivere un presente nella sua forma più pura. Non sappiamo domani, quindi pensiamo ogni giorno a cosa possiamo fare per stare bene con le possibilità e le risorse che sono alla nostra portata.

La cura di sé fisica è più importante che mai. Nei mesi invernali, quando le ore di luce solare sono di meno, dobbiamo prenderci cura del nostro sistema immunitario con maggiore enfasi. Per fare questo, possiamo stabilire routine di esercizi, anche se semplici, seguire una buona dieta e, se possibile, fare una passeggiata quotidiana per prendere il sole, che è una delle fonti più importanti di vitamina D.

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Prendiamoci una pausa psicologica. Mettiamoci come prima cosa “a dieta” delle notizie che ci feriscono, disconnettiamoci. La tendenza a consumare storie negative è così comune che è stato inventato un termine per chiamarla: doomscrolling. È uno stato in cui possiamo cadere inconsciamente. Il nostro benessere dovrebbe essere un obiettivo prioritario, quindi potrebbe essere un buon momento per disconnetterci da tutto ciò che ci esaurisce o ci fa arrabbiare. Meglio evitare anche certe conversazioni sul Covid-19 e sulla paura: non significa negarne l’esistenza o dimenticarne il pericolo, ma piuttosto non alimentare messaggi che accentuino ansie.

Infine, per contrastare la stanchezza, sta nelle nostre mani svolgere attività che ci ricaricano di energia positiva. Possiamo recuperare hobby, leggere, giocare, ridere e, anche in modo virtuale, condividere momenti piacevoli con i nostri amici e con i nostri cari.

Fonte: El Pais

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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