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Rimandi sempre? Il trucco segreto degli psicologi per smettere di procrastinare

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Il trucco segreto per smettere una volta per tutte di procrastinare all’infinito, secondo il parere di alcuni studi e psicologi

Anche voi siete vittime della procrastinazione? Ebbene, sembrerebbe esistere un trucco che permette di sconfiggerla una volta per tutte.  A dirlo è Timothy A. Pychyl, professore di psicologia alla Carleton University canadese, esperto mondiale di procrastinazione.

Secondo Timothy essa non dipende dalla pigrizia, come si è soliti credere, ma dalle emozioni negative associate a determinati compiti, che inducono le persone a rimandarli. 

Quindi evitiamo di fare qualcosa procrastinando all’infinito per non provare emozioni negative di vario tipo. Il problema è che così facendo ci troviamo invischiati in un circolo vizioso. Perché procrastinare ci fa sentire momentaneamente soddisfatti, ma subito dopo, induce senso di colpa per non aver portato a termine quanto stabilito. E quindi favorisce alla lunga stress, ansia, bassa autostima. 

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Personality and Individual Differences il modo migliore per smettere (o perlomeno diminuire) di procrastinare consiste nel perdonarsi. Infatti gli studenti universitari che, durante lo studio, si perdonavano evitando i sensi di colpa, poi procrastinavano decisamente meno. 

Un’ulteriore ricerca pubblicata sulla rivista Self and Identity ha scoperto che chi procrastina ha livelli di stress mediamente più elevati e poca auto-compassione. Infatti i procrastinatori, specialmente quelli cronici, sono estremamente duri con se stessi. 

Ma allora come sconfiggere la procrastinazione?

Non basta essere più gentili con se stessi, bisogna ricorrere alla rielaborazione cognitiva, secondo quanto dichiarato dalla professoressa di psicologia Fuschia Sirois a Science Focus. Cosa significa? Che dobbiamo riformulare il pensiero sull’attività che non abbiamo voglia di svolgere, attribuendovi un significato. 

Quando infatti attribuiamo più significato a qualcosa, è come se creassimo una connessione con il compito. Riducendo di conseguenza le emozioni negative ad esso associate.

Un esempio? Pensiamo a un classico compito noioso come la pulizia di casa. Per renderlo significativo, dovremmo pensare a quanto sarà appagante avere una casa pulita. Funzionerà davvero? Non resta che provare!

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Laureata in Scienze dei Beni Culturali, redattrice web dal 2008 e illustratrice dal 2018, ha pubblicato per Giochidimagia Editore "Il sogno attraverso il tempo". Con SpiceLapis ha realizzato "Memento Mori, guida illustrata ai cimiteri più bizzarri del mondo".
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