Integratori probiotici: ecco perché i “fermenti lattici” non sempre funzionano

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Probiotici, conosciuti anche come fermenti lattici. Si tratta di diversi ceppi batterici “buoni” che aiutano le funzionalità del nostro intestino favorendo il benessere di tutto il corpo. Li acquistiamo con facilità e li assumiamo al bisogno ma sono sempre efficaci?

Se il nostro intestino sta bene molto probabilmente anche il resto del nostro corpo godrà di ottima salute. Negli ultimi anni si è capito infatti in maniera molto chiara quanto quest’organo svolga funzioni chiave per il benessere generale dell’organismo al punto da considerarlo un “secondo cervello”. La flora batterica presente nell’intestino è importante e, se ben equilibrata, è in grado di svolgere molte funzioni utili: produrre enzimi digestivi, sintetizzare vitamine e sostanze antibatteriche oltre che modulare il sistema immunitario.

Tra i vari sistemi di cui disponiamo per tenere in buona salute il nostro intestino spicca indubbiamente il cibo di cui ci nutriamo e l’eventuale assunzione di probiotici. I prodotti che troviamo comunemente in farmacia, in genere sotto forma di capsule, promettono di essere un vero e proprio concentrato di batteri buoni (racchiudono milioni o miliardi di fermenti lattici di diverse specie a seconda del singolo prodotto) utile a riequilibrare la flora batterica intestinale in caso di disbiosi (ovvero disequilibrio).

Si tratta di strumenti molto preziosi nelle nostre mani in diverse occasioni ma bisogna sapere quali tipologie assumere, come e per quanto tempo.

Probiotici: quando funzionano?

È fondamentale per prima cosa acquistare probiotici di qualità che siano attivi e vitali in modo tale da poter arrivare nell’intestino e riprodursi al meglio. Non sempre i prodotti in commercio garantiscono il massimo della resa ed è per questo che in alcuni casi chi li assume non è del tutto soddisfatto del risultato. Addirittura una ricerca pubblicata su Pediatric Research analizzando 16 prodotti probiotici, ha scoperto che 15 di essi non contenevano affatto quanto promesso. Solo uno era ricco del ceppo batterico elencato sull’etichetta. Fatevi dunque consigliare al meglio dal vostro medico di fiducia su quali fermenti acquistare.

Altrettanto importante scegliere i ceppi più indicati a seconda del problema che si vuole trattare, è chiaro quindi che invece di chiedere dei “fermenti lattici generici” in farmacia sarebbe bene prima consultare un esperto che consiglierà un prodotto adatto alla specifica situazione. Vi deve essere infatti il singolo ceppo batterico o la giusta combinazione di microrganismi adatti a trattare un determinato sintomo o problema insorto. In sostanza per ottenere dei buoni risultati utilizzando i probiotici è di fondamentale importanza che i giusti batteri arrivino in quello specifico intestino e questa non è un’impresa sempre facile dato che ognuno di noi è un caso a sé. Trovare la combinazione giusta potrebbe rivelarsi dunque un’equazione complessa.

probiotici infografica

Probiotici e ricerche scientifiche

Esistono tantissime tipologie e marche di probiotici, il mercato negli ultimi anni è in grande espansione vista anche la fama che i “batteri buoni” si sono guadagnati in seguito ai risultati di una serie di ricerche scientifiche. Alcune hanno infatti notato come questi prodotti siano utili nel trattamento di diversi disturbi, in particolare quelli del tratto gastrointestinale. Molto efficaci ad esempio alcuni ceppi nei confronti della sindrome dell’intestino irritabile o per contrastare la diarrea. Gli esperti convengono generalmente sul fatto che i probiotici possano essere utili in queste 3 situazioni:

Sindrome dell’intestino irritabile

La Fondazione Internazionale per i Disordini Gastrointestinali Funzionali (IFFGD) afferma che l’uso di probiotici per riequilibrare la flora batterica intestinale può aiutare ad alleviare i sintomi della colite e ciò è supportato da più studi. In particolare sarebbe il Bifidobacterium infantis a ridurre dolore, gas e gonfiore addominale nei pazienti con intestino irritabile.

Se si assumono antibiotici

Gli antibiotici uccidono i batteri dell’intestino, quelli cattivi ma purtroppo anche quelli buoni. Diversi studi hanno evidenziato come assumere probiotici in concomitanza di una cura antibiotica o subito dopo può prevenire casi di diarrea e altre problematiche dovute alla disbiosi intestinale.

Neonati pre-termine

L’enterocolite necrotizzante (NEC) è una malattia che può essere fatale dato che infetta l’intestino dei neonati prematuri durante le prime settimane di vita. I medici non sanno esattamente perché si verifica questa situazione ma è certo che si ha a che fare con batteri presenti nello stomaco ancora in fase di sviluppo. Una revisione del 2014 ha scoperto che dare a neonati pre-termine dei probiotici può impedire l’insorgere di questa patologia.

Nel 2015 al 47° congresso della Società Italiana di psichiatria sono stati presentati poi i risultati di uno studio internazionale che ha evidenziato come una flora intestinale in buona salute sia particolarmente utile anche al cervello e possa essere in grado addirittura di curare la depressione. È nata così una nuova disciplina, la psicobiotica, con lo scopo di studiare il rapporto tra microbiota intestinale e problemi mentali.

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Tanto ancora si deve scoprire sulle potenzialità dei probiotici per la nostra salute anche (e soprattutto) al di là dell’intestino.

Francesca Biagioli

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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