La primavera e il caldo freneranno il coronavirus? Il parere degli esperti

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Il 20 marzo arriva la primavera. Quest’anno purtroppo difficilmente riusciremo ad accoglierla con uno stato d’animo sereno a causa dell’epidemia di coronavirus che stiamo vivendo in Italia. La speranza è che il caldo possa allontanare il Covid-19, così come accade con altre virus. Ma sarà davvero così?

Purtroppo è impossibile fare previsioni. Questo virus ormai ci ha abituati a non sapere cosa ci aspetterà. Al momento l’unica cosa certa è che il 20 marzo alle 4.50 ora italiana la primavera farà il proprio ingresso e avremo la stessa durata del giorno e della notte: è l’equinozio.

Col passare dei giorni avremo a disposizione una sempre maggiore quantità di luce, che raggiungerà il massimo il 21 giugno durante il solstizio d’estate. Inoltre, le temperature diventeranno sempre più miti mano a mano che ci avvicineremo alla bella stagione.

Ciò potrebbe aiutarci a contrastare il coronavirus?

Non illudiamoci. Se è vero che in primavera i virus influenzali e altre forme virali spesso si attenuano o addirittura svaniscono, non sappiamo ancora come si comporterà il Covid-19.

Secondo Marc Lipsitch, esperto di malattie infettive della Harvard TH Chan School of Public Health, è un mito che un altro coronavirus che ha causato la SARS nel 2003 sia scomparso da solo quando il clima si è riscaldato:

“La SARS non è scomparsa per cause naturali. È stata eliminata da interventi di salute pubblica estremamente intensi”, come isolare le persone infette e mettere in quarantena coloro che avevano avuto contatti.

Secondo Lipsitch, se è vero che possiamo aspettarci modesti declini nella contagiosità di SARS-CoV-2 in condizioni climatiche più calde e umide e forse con la chiusura delle scuole nelle regioni temperate dell’emisfero settentrionale, non è ragionevole pensare che queste riduzioni da sole possano debellare totalmente il virus.

Uno dei miti sfatati dall’esperto è che i “raffreddori comuni” siano stagionali, con scarsa trasmissione in estate, quindi lo sarà anche il Covid-19. Non si potrà dire con certezza.

Un altro studio condotto da un team dell’Università Sun Yat-sen di Guangzhou ha esaminato i dati climatici provenienti da città con una significativa diffusione del virus e ha scoperto che il coronavirus ha avuto una significativa diffusione in città e regioni lungo una stretta distribuzione est-ovest all’incirca lungo il cosiddetto corridoio “30-50 N” di latitudine, con temperature medie di 5-11 ° C, combinati con un tasso di umidità assoluta di 4-7 g/m3.

cartina zone temperate

©John Nicholls via Accuweather

In realtà, la minore diffusione del virus potrebbe essere legata indirettamente all’aumento delle temperature. In generale, non nel caso specifico del coronavirus, ciò avviene perché si respira aria più pulita e perché si passa meno tempo in ambienti chiusi condivisi da tante persone. Inoltre, la luce solare promuove la sintesi di vitamina D e questo, con l’aumento delle ore di luce, non può che essere d’aiuto per il sistema immunitario. Infine, l’aria più calda può contenere un maggiore tasso di umidità e questo è tutt’altro che salutare per i virus influenzali che prediligono condizioni più fredde e più asciutte per diffondersi. 

Resta da vedere se questi fattori – o altri – influenzeranno il corso della pandemia di COVID-19. Tali bilanci potranno essere definitivi e certi solo alla fine della pandemia.

Nel frattempo, l’unica cosa che possiamo fare, che il Governo ci ha chiesto di fare, è rimanere a casa il più possibile evitando di uscire se non per casi di necessità. 

La primavera aspetterà, e speriamo che non aspetti anche l’estate…

Fonti di riferimento: SSRN, Harvard School of Public Health

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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