Le persone che risultano positive dopo aver superato il Covid-19 non sono più contagiose

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La PCR rileva materiale virale che non corrisponde sempre a un virus infettivo

Le persone che risultano nuovamente positive al coronavirus, dopo aver superato l’infezione, i cosiddetti “pazienti re-positivi”, in realtà non la trasmettono più agli altri. Lo stabilisce una ricerca del Center for Disease Control and Prevention coreano (KCDC).

A seguito di questa scoperta, la Corea del Sud ha modificato il protocollo di monitoraggio per le persone che risultano nuovamente positive dopo la dimissione. A partire da ora, infatti, non chiede più di isolarsi per 14 giorni, né di mettere i loro contatti in quarantena. Ora anche altri paesi potrebbe modificare i loro protocolli in base a questo importante risultati dello studio coreano.

Lo studio è iniziato a metà aprile dopo aver osservato che, in Corea, circa il 5% dei casi diagnosticati tornava positivo al test PCR, dopo essere stato negativo e considerato guarito.

Dopo aver analizzato 285 pazienti “positivi ricorrenti” e 790 persone con cui erano stati in contatto, i ricercatori del KCDC non hanno rilevato un singolo caso di contagio. Gli unici casi di Covid-19 rilevati tra i contatti erano stati infettati con altri mezzi.

Lo studio ha verificato che, nonostante i risultati positivi della PCR, non è stato possibile coltivare il virus in nessuno dei 108 casi tentati.

Questa discrepanza è spiegata dal fatto che la PCR rileva frammenti del materiale genetico del virus. Altri ricercatori hanno ipotizzato che, nelle persone che hanno superato Covid-19, ciò che la PCR rileva sono residui che rimangono alla fine dell’infezione, ma non i virus vitali.

L’indagine è stata completata con un’analisi sierologica per cercare anticorpi neutralizzanti dai pazienti che sono tornati positivi, ovvero il tipo di anticorpi che forniscono l’immunizzazione più efficace. In tutti i casi in cui sono stati cercati, questi anticorpi sono stati rilevati.

“In base al monitoraggio attivo, alle indagini epidemiologiche e ai test di laboratorio sui casi re-positivi e sui loro contatti, non è stata trovata alcuna prova che indichi infettività”, conclude il KCDC in un rapporto del 19 maggio. “Sulla base di questi risultati, il KCDC ha smesso di applicare protocolli precedenti per gestire i casi confermati dopo la dimissione e per gestire i casi positivi”.

Secondo il KCDC, i dati presentati ora sono sufficienti per smettere di trattare le persone che si sono riprese da Covid-19 come potenzialmente infettive.

Nel frattempo, continueranno gli studi sui pazienti che risultano nuovamente positivi per studiare ulteriormente il problema. Bisogna scoprire perché alcuni pazienti hanno di nuovo tracce del virus e altri no, qual è il motivo per cui il materiale genetico del virus smette di essere rilevato e poi riappare. E, sopratutto, se il virus viene completamente eliminato dal corpo o può essere dormiente in alcuni tessuti.

Ancora molte domande senza risposte, per questo virus così misterioso. Ma, intanto, questa che vine dalla Corea è davvero una buona notizia.

Qui lo studio del KCDC: Findings_from_Investigation_and_analysis_of_re-positive_cases_final

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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