Pfas: interferiscono con la vitamina D e favoriscono l’osteoporosi. Il nuovo studio italiano

Un nuovo studio italiano ha scoperto l’influenza negativa dell’esposizione ai Pfas sul nostro scheletro. Queste sostanze sarebbero in grado di interferire con la Vitamina D favorendo la comparsa dell’osteoporosi.

Un gruppo di ricerca dell’Università di Padova, coordinato dal professor Carlo Foresta, ordinario di endocrinologia e guidato dal professor Andrea Di Nisio, ha analizzato le conseguenze dell’esposizione ai Pfas sulle ossa.

Per chi non lo ricorda, i Pfas sono sostanze chimiche tossiche utilizzate nei contenitori, nelle padelle, nei rivestimenti e altri prodotti in modo da farli diventare resistenti ai grassi e all’acqua ma si trovano anche in detergenti per la casa, vernici, pitture e tanto altro.

I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica “Endocrine”, hanno evidenziato un effetto decisamente negativo di queste sostanze sulla salute del nostro scheletro. Ciò non avviene in maniera diretta ma per via dell’azione dei Pfas sulla vitamina D, che sappiamo essere di fondamentale importanza per la salute delle ossa.

La ricerca è partita da una contraddizione in termini che vive il nostro paese: l’80% della popolazione è carente di vitamina D (condizione di rischio non solo per osteoporosi ma anche per la comparsa di malattie come alzheimer, diabete, parkinson e altro). Ma come è possibile un’incidenza così alta in un paese dove c’è generalmente molto sole?

Vi potrebbe essere una relazione tra inquinanti ambientali e carenza di vitamina D? A detta della ricerca, effettuata su un campione di 117 giovani maschi (età dai 18 ai 21 anni) esposti a inquinamento da Pfas, la risposta è sì!

Il nuovo studio, che ha valutato la densità delle ossa dei giovani, ha sostanzialmente dimostrato che i Pfas riescono ad interferire con il recettore della Vitamina D, il che concretamente significa che le cellule dello scheletro non rispondono all’azione di questa vitamina e di conseguenza la corretta mineralizzazione delle ossa viene meno. Da qui il passo verso l’osteoporosi è breve. Come ha dichiarato il professor Foresta:

“Confrontando i risultati con quelli ottenuti in un analogo gruppo di controllo di giovani non esposti a questo inquinamento è emerso che negli esposti la densità minerale ossea era significativamente inferiore ai controlli. Questi risultati suggeriscono un’interferenza dei PFAS sullo sviluppo scheletrico, così come altri interferenti endocrini non considerati in questo studio. Nel 24% dei soggetti esposti si osservava infatti una maggior frequenza di osteopenia e osteoporosi, rispetto al solo 10% dei soggetti di controllo”.

Non è un caso che lo studio sia stato condotto proprio in Veneto, questa regione infatti è nota per avere un serio problema di inquinamento da Pfas nel territorio, in particolare proprio nelle province di Padova, Verona e Vicenza, le cui falde acquifere risultano altamente contaminate da queste sostanze.

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Francesca Biagioli

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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