La perdita di olfatto da coronavirus è molto diversa da quella del raffreddore

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In questi mesi abbiamo imparato a conoscere, nostro malgrado, i sintomi del Covid-19. Febbre e tosse,  vomito e diarrea e, soprattutto, perdita del gusto e dell’olfatto. Un sintomo, quest’ultimo, molto comune anche in chi ha un comune raffreddore.

Ma ci sono differenze tra la perdita dell’olfatto sperimentata dai pazienti con Covid-19 e quella di chi ha un banale raffreddore? Il naso non cola e il paziente respira bene, in primo luogo, nel caso del coronavirus.

Ha provato a rispondere un team di ricerca internazionale guidato da scienziati delle Cliniche Universitarie Saint-Luc di Bruxelles e dell’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), che hanno collaborato con i colleghi della Norwich Medical School presso l’Università dell’East Anglia (Regno Unito), della The Norfolk Smell & Taste Clinic, del Dipartimento di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Taksim di Istanbul, dell’Ospedale Universitario di Foggia e di altri centri di ricerca sparsi per il mondo.

I risultati della ricerca “Comparison of COVID-19 and common cold chemosensory dysfunction” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Rhinology.

Già una precedente indagine della British Association of Otorhinolaryngology aveva scoperto che un terzo delle persone contagiate dal coronavirus aveva presentato anche una perdita dell’olfatto (anosmia o iposmia), anche in assenza di altri sintomi.

I ricercatori del Dipartimento di Neurobiologia della Harvard Medical School hanno poi studiato alcuni dati genetici per identificare i tipi di cellule del tessuto olfattivo che avrebbero potuto consentire al coronavirus di inibire la percezione dei profumi.

Hanno così scoperto che i neuroni sensoriali olfattivi non esprimono due geni chiave (ACE2 e TMPRSS2) che consentono al coronavirus di infettare le cellule. Al contrario, le cellule staminali del tessuto olfattivo esprimono entrambi questi geni. Questi ultimi, trovati nelle cellule del tessuto respiratorio nasale, sono il principale obiettivo e sito di moltiplicazione virale del nuovo coronavirus.

Il nuovo studio

Per la nuova ricerca, gli scienziati hanno coinvolto un campione di 30 persone (10 con Covid-19, 10 con un brutto raffreddore e 10 sane) e le hanno sottoposte a vari test per valutare la capacità di percepire gli odori e il gusto e determinarne le differenze.

Analizzando i dati è emerso che una delle differenze principali tra i pazienti contagiati dal coronavirus e quelli con raffreddore risiederebbe nel fatto che i primi possono respirare liberamente dal naso, dato che non lo hanno chiuso o colante (rinorrea). In più, gli affetti da Covid-19 non sono in grado di percepire i gusti amari e dolci.

Abbiamo scoperto che la perdita dell’olfatto era molto più profonda nei pazienti con COVID-19. Erano meno in grado di identificare gli odori e non erano in grado di rilevare i gusti amari o dolci. In effetti la perdita del gusto sembrava essere la differenza sostanziale tra pazienti con Covid-19 rispetto a quelli con il raffreddore”, ha dichiarato il professor Carl Philpott in comunicato stampa pubblicato dall’Università dellEast Anglia.

Perché una simile differenza? Secondo gli scienziati, sarebbe dovuta fatto che il SARS-CoV-2 riesce a farsi strada nel sistema nervoso centrale e infiammarlo, probabilmente attraverso il bulbo olfattorio,

Una differenza, questa, di grande interesse, poiché – come concludono gli esperti – con appositi test rapidi sarebbe possibile a priori distinguere un paziente con Covid-19 da uno colpito da una comune malattia respiratoria.

Naturalmente, come concludono gli autori della ricerca, questi test non potranno sostituire i tamponi rino-faringei e prove simili, ma, messi a punto nel caso di carenza dei tamponi e usati dove serve uno screening rapido, potrebbero essere di grande aiuto.

Fonti: Rhinology / UEA

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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