I 14 Pinguini tornati in libertà, il commovente ritorno in natura

Perché dovresti fare più spesso i cruciverba (e non solo d’estate sotto l’ombrellone)

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Ha oramai più di 108anni, ma rimane il miglior passatempo di ogni epoca. Allena il cervello e mantiene attive memoria e concentrazione. Ecco perché fa bene fare un cruciverba e non soltanto in spiaggia in estate

Leggere definizioni e inanellare risposte, concentrarsi e sforzarsi per arrivare a quella giusta: quello che sembra un hobby da anziani (e che effettivamente i giovani a malapena conoscono), sua maestà il cruciverba è in realtà quanto di più produttivo possa stimolare il nostro cervello.

Se il nostro bistrattato cervello è infatti un organo che va sempre tenuto in allenamento attraverso la “ginnastica” più adatta alle sue esigenze (per cui rimane essenziale leggere e utilizzare positivamente il pensiero, per esempio), sarà necessario anche farlo lavorare nel senso puro del termine e dedicarsi un po’ di minuti al giorno alle parole crociate (così come al sudoku o ai giochi di società). Per il nostro cervello un vero toccasana!

Leggi anche: Scrivere a mano rende più intelligenti

Eccoli qui allora i benefici del cruciverba, che nel 2020 è arrivato alla veneranda età di 107. Nacque infatti il 21 dicembre del 1913 tra le pagine di un quotidiano di New York e da allora non ha più smesso di essere il passatempo preferito dai più.

Gli studi sui benefici delle parole crociate

Dallo studio “Protect”, pubblicato sull’International Journal of Geriatric Psychiatry nel 2019, in cui 19mila partecipanti furono sottoposti a dei test cognitivi per mettere alla prova livello di attenzione, memoria e ragionamento, emerse che le persone abituate svolgere giochi di parole o numeri ottenevano il miglior punteggio nel test. Addirittura, chi abitualmente risolveva puzzle, dimostrava di avere un’età mentale 10 anni minore rispetto a quella anagrafica.

Un risultato che non deve far pensare che risolvere parole crociate sia sufficiente per ridurre il rischi di demenza senile, come affermava Anne Corbett, autrice principale della ricerca, “sicuramente, però, avvalora l’idea che farle aiuti il nostro cervello a lavorare meglio – e per più tempo!”.

In un altro studio, alcuni scienziati della University of Exeter esaminarono – tramite un test online – diverse abilità cerebrali di oltre 17mila persone di età superiore a 50 anni, chiedendo loro anche se (e quanto frequentemente) si dedicassero alla risoluzione di parole crociate e giochi di parole. I risultati dell’analisi, presentati alla Alzheimer’s Association International Conference (Aiic), mostrarono che i partecipanti appassionati di enigmistica ottenevano risultati migliori nei test per la valutazione di attenzione, ragionamento e memoria. L’enigmistica, insomma, equivarrebbe a un elisir di giovinezza per la mente.

Un’altra piccola ricerca ancora, un po’ meno recente, pubblicata nel 2014 anch’essa su Geriatric Psychiatry, fu condotta su 37 pensionati sani divisi in due gruppi. Il primo ha eseguito un cruciverba ogni giorno per quattro settimane, mentre il secondo, gruppo di controllo, era impegnato in attività diverse: ebbene, dai risultati è emerso che le persone del primo gruppo hanno migliorato la cosiddetta Phonemic Verbal Fluency (Pfc), una funzione esecutiva relativa alla capacità di formulare strategie semplici, che di solito declina durante l’invecchiamento e nei soggetti con demenza.

I benefici dei cruciverba

Al di là, quindi, del bellissimo passatempo che costituisce in sé un cruciverba, fare l’enigmistica porta una serie di vantaggi e benefici.

Ricapitolando:

  • aiuta a mantenere attive le nostre abilità di pensiero e di attenzione
  • aiuta ad affrontare e tenere le fila di un ragionamento
  • mantiene attiva la memoria
  • ritarda la demenza cognitiva
  • pone l’obiettivo di un risultato e conferisce un senso di gratificazione
  • arricchisce il nostro vocabolario

Seguici su Telegram | Instagram | Facebook | TikTok | Youtube

Fonti: International Journal of Geriatric Psychiatry/ University of Exeter

Leggi anche:

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
Schär

Pasta madre senza glutine: tutto quello che devi sapere

Instagram

Seguici anche su Instagram, greenMe sempre a portata di mano

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook