Botulino: quasi 40 operai contagiati, 7 in terapia intensiva

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Avevano tutti consumato un pasto presso la stessa mensa aziendale ma nell’arco di poche ore si sono presentati in ospedale con i medesimi sintomi. 37 operai che lavorano al raddoppio ferroviario della linea ferroviaria Palermo-Messina sono stati ricoverati nei giorni scorsi negli ospedali di Cefalù e Termini Imerese per una sospetta intossicazione alimentare. Ma adesso sono arrivati i risultati da parte dell’Istituto Superiore di Sanità: si tratta di botulino.

La vicenda è iniziata una settimana fa quando, come rivela lo stesso ospedale, in meno di 36 ore 23 pazienti si sono presentati al pronto soccorso con sintomi neurologici. La prima diagnosi dei sanitari del Giglio è stata quella di “sospetto avvelenamento da botulino”. Nei giorni successivi, altre 14 persone si sono recate al pronto soccorso lamentando a alterazione della vista, visione annebbiata o sdoppiata, difficoltà a parlare, secchezza della bocca, debolezza muscolare e anche problemi di respirazione.

Diagnosi che doveva essere confermata dall’Istituto Superiore di Sanità di Roma a cui la Fondazione Giglio aveva inviato i campioni. E ieri è arrivata la conferma da parte dell’ISS: si tratta di Clostridium, il batterio produttore della tossina botulinica.

“E’ una conferma della prima diagnosi dei nostri sanitari – ha detto il direttore sanitario Salvatore Vizzi – ora attendiamo l’esito sugli altri campioni già inviati all’Istituto Superiore di Sanità”.

Secondo quanto riferito dall’ospedale, tutti i pazienti hanno consumato lo stesso pasto e si sono presentati per lo più con la stessa sintomatologia.

“Ad aggi i pazienti dimessi – ha aggiunto il responsabile del pronto soccorso Emanuele Sesti – sono 14. Il resto dei pazienti, ricoverato in area medica (11 medicina, 2 neurologia, 3 pronto soccorso), è stabile e non presenta particolari criticità ma viene mantenuto un costante monitoraggio per eventuali evoluzioni della patologia”.

Dei tre pazienti in terapia intensiva al Giglio, uno è stato trasferito in medicina. Quattro pazienti erano stati, invece, trasferiti nei giorni scorsi in terapia intensiva a Termini Imerese.

Ieri ai due ricoverati che presentano le condizioni più gravi è stata somministrata una fiala di antidoto, messa a disposizione dalla “Scorta Nazionale Antidoti” del Ministero della Salute, in raccordo con il Centro Antiveleni di Pavia.

Sulla vicenda stanno indagando la magistratura e i Nas che si stanno occupando della ditta che fornisce il catering esterno alla Toto Costruzioni Generali, i cui lavoratori sono all’opera sul cantiere del raddoppio della linea ferroviaria Palermo-Messina, nel tratto compreso fra Cefalù e Castelbuono.

Cos’è il botulismo

Come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, si tratta di una malattia neuro-paralitica causata dalle tossine dei clostridi, produttori di tossine botuliniche. Tali microrganismi si possono ritrovare, principalmente sotto forma di spore, in molteplici ambienti come il suolo, i sedimenti marini e lacuali, ma anche negli alimenti. Basta anche l’assunzione di piccolissime quantità di alimenti contaminati con le tossine botuliniche per provocare la malattia e addirittura la morte nei casi più gravi.

Gli alimenti più a rischio sono le conserve e le semi-conserve non acide o che non hanno subito trattamenti di acidificazione/fermentazione:

“Le conserve di produzione industriale generalmente non sono pericolose perché le tecnologie di produzione sono ben standardizzate e consentono il controllo dello sviluppo e della tossinogenesi dei clostridi produttori di tossine botuliniche” spiega l’ISS.

Fonte di riferimento: Fondazione Istituto Giglio, Istituto Superiore di Sanità

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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