Addio all’idrossiclorochina: un ampio studio conferma che aumenta il rischio di morte e l’OMS sospende i test

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Ieri l’Oms ha annunciato la sospensione temporanea della sperimentazione dell’idrossicolorochina nel trattamento di Covid19. La decisione è stata presa in seguito ai risultati di un nuovo studio che ha mostrato dubbi sulla sicurezza del farmaco antimalarico.

L’idrossicolorochina non sarebbe efficace contro il nuovo coronavirus e potrebbe addirittura aumentare il rischio morte e i problemi cardiaci. Questi sostanzialmente i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet relativamente alla clorochina e all’idrossiclorochina, farmaco che il presidente Usa Donald Trump sta utilizzando come prevenzione per evitare il contagio da coronavirus.

Secondo quanto si legge nel nuovo studio:

 “il trattamento con clorochina o con il suo analogo idrossiclorochina (assunto con o senza gli antibiotici azitromicina o claritromicina) non offre alcun beneficio per i pazienti con COVID-19 “. 

Ma non è solo questo, i farmaci utilizzati contro il nuovo coronavirus potrebbero avere anche gravi effetti collaterali.

Ad annunciare la sospensione dei test sul farmaco, generalmente utilizzato contro la malaria ma anche per curare l’artrite reumatoide e il lupus, è stato in una conferenza stampa a Ginevra, il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus.

L’annuncio è stato dato anche su Twitter.

 

Il direttore dell’OMS ci ha tenuto però a sottolineare che la preoccupazione riguarda solo l’uso di idrossiclorochina e clorochina per Covid-19, aggiungendo che tali farmaci sono trattamenti accettati per le persone con malaria e malattie autoimmuni.

All’inizio della pandemia l‘idrossiclorochina era considerata uno dei farmaci più promettenti contro il nuovo coronavirus. A metà marzo, una lettera pubblicata sulla rivista Nature da ricercatori cinesi sosteneva che questo farmaco poteva essere meno tossico della clorochina e che doveva quindi essere considerato una possibile alternativa per il trattamento dei pazienti.

Ma, andando avanti con gli studi, le speranze si sono piano piano sgonfiate.  A metà aprile, l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha ricordato che sia la clorochina che l’idrossiclorochina potrebbero avere effetti collaterali molto gravi,  causando disturbi del ritmo cardiaco. Poco dopo, una ricerca sulla clorochina, pubblicata in un repository di studi non revisionati, ha nuovamente avvertito che il farmaco potrebbe causare gravi problemi del ritmo cardiaco ad alte dosi o in combinazione con antibiotici.

C’è stato poi uno studio americano che ha evidenziato come vi erano stati più decessi tra i pazienti Covid-19 trattati con idrossiclorochina rispetto a quelli curati con le cure standard.

Ora, con lo studio pubblicato su The Lancet, che ha analizzato i dati relativi a quasi 15.000 pazienti con COVID-19, è arrivato l’ultimo duro “colpo” all’idrossiclorochina e alla clorochina. Secondo i ricercatori, il trattamento con questi farmaci, da soli o in combinazione con gli antibiotici, non solo non è efficace, ma è associato ad un aumentato rischio di gravi complicazioni del ritmo cardiaco e con tassi più elevati di mortalità.

“Questo è il primo studio su larga scala per trovare prove statisticamente forti che il trattamento con clorochina o idrossiclorochina non avvantaggia i pazienti con COVID-19 – spiega Mandeep R. Mehra, autore principale dello studio, in un comunicato stampa – I nostri risultati suggeriscono che potrebbe essere associato ad un aumentato rischio di gravi problemi cardiaci e ad un aumentato rischio di morte . Studi clinici randomizzati sono essenziali per confermare qualsiasi danno o beneficio associato a questi agenti. Nel frattempo, suggeriamo che questi farmaci non dovrebbero essere usati come trattamenti per COVID-19 al di fuori degli studi clinici”.

Lo studio è stato però giudicato “confuso” dall’infettivologo francese Didier Raoult, tra i pionieri nell’uso della idrossiclorochina, che ha già dichiarato di voler continuare ad utilizzare il farmaco nell’ospedale per le malattie infettive di Marsiglia dove lavora.

Fonti di riferimento: The Guardian/ The Lancet / Ansa/ Twitter

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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