New York pensa di seppellire le vittime del coronavirus nella gigantesca fossa comune di Hart Island

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A causa del coronavirus la  situazione a New York sta sfuggendo di mano, tantissimi i morti registrati in questa città americana, talmente tanti che si sta pensando di seppellirli temporaneamente a Hart Island, la storica isola-cimitero della città (una sorta di enorme fossa comune generalmente utilizzata per chi non può permettersi una sepoltura).

A New York le vittime del coronavirus sfiorano, ad oggi, quota 5000 ma ovviamente il numero è destinato a crescere visto che in questi giorni si registrano quotidianamente circa 500/600 decessi. Gli obitori della città non riescono più a reggere il carico  e si sta pensando ad alternative per gestire le salme.

Il sindaco Bill de Blasio, come riportano fonti locali, in un incontro con la stampa al cantiere della Marina di Brooklyn ha dichiarato:

“Potremmo avere a che fare con sepolture temporanee in modo da poter trattare con ogni famiglia in seguito. Ovviamente il posto che abbiamo usato storicamente è Hart Island.”

Anche tanti newyorkesi non conoscono questo luogo. Si tratta dell’enorme cimitero pubblico della città, un’isola che si trova nel Long Island Sound al largo della costa sud-orientale del Bronx, dove generalmente solo i poveri o chi non ha una famiglia viene sepolto. Insomma, ad oggi, finisce in questo luogo solo chi non si può permettere un posto nei cimiteri normali.

Questa sorta di enorme fossa comune  esiste dal 1869 e ha una storia decisamente macabra. Ha ospitato infatti un campo di prigionia, poi una colonia per i pazienti affetti da tubercolosi ed è diventato il luogo dell’eterno riposo per migliaia di vittime dell’AIDS durante gli anni ’80, persone abbandonate dalle famiglie o che non avevano i mezzi per adeguate sepolture.

Sui campi, in mezzo agli edifici abbandonati e diroccati di quest’isola, non vi sono neppure lapidi, ma solo segni bianchi o paletti sul terreno per indicare la presenza di salme, posizionate a centinaia nelle loro bare, tutte vicine.

Il consigliere comunale Mark Levine ha sollevato poi una possibilità ancora più terribile, quella di utilizzare i parchi di New York per le sepolture temporanee. La sua proposta in un tweet:

“L’obiettivo è quello di evitare scene come quelle in Italia, dove i militari sono stati costretti a raccogliere corpi dalle chiese e persino dalle strade” si legge.

Visti i tantissimi commenti alla sua dichiarazione, che ovviamente ha generato preoccupazione e sdegno nella gran parte dei suoi concittadini, il consigliere ha dovuto poco dopo chiarire che queste misure estreme, ossia l’eventuale piano per convertire i parchi in cimiteri improvvisati, verrà reso attuativo solo se, nei prossimi giorni, effettivamente gli obitori di New York non riusciranno a gestire più l’afflusso di salme.

In realtà, come riporta il New York Times, il sindaco ha negato fermamente che ci fossero piani per utilizzare un parco come sito di sepoltura temporaneo. De Blasio ha confermato solo la possibilità, eventualmente, se l’emergenza non rientra, di utilizzare Hart Island.

Al momento nella metropoli americana c’è un cauto ottimismo dato che il numero di morti, che rimane molto alto, sembra lentamente iniziare a scendere. Dai 630 decessi di sabato scorso si è passati domenica a 594 e lunedì a 599.

Fonte: New York Post / New York Times/ Twitter

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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