Inquinamento: mini organi artificiali per studiare gli effetti delle sostanze tossiche

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Mini organi per studiare l’inquinamento. Quante e quali sostanze tossiche vengono assorbite dal nostro corpo? Tante e non ce ne accorgiamo neanche. Per monitorare le risposte corporee, l’Epa sta realizzando dei mini organi su chip in grado di capire a cosa siamo esposti.

Secondo Nature, entro il prossimo mese partirà un programma di 18 milioni di dollari per studiare l’effetto di contaminanti ambientali come la diossina e bisfenolo A sul nostro metabolismo. Verranno creati una serie di fegati, reni, cuori, arti e membrane fetali in miniatura. La materia prima sarà costituita dalle cellule umane, innestate su piccoli chip in plastica e poi “alimentate” con liquido ricco di sostanze nutritive che scorre attraverso il loro sistema, imitando il sangue.

Questi dispositivi potranno essere utilizzati singolarmente o collegati ad altri tipi di organi sintetici per cercare il più possibile di imitare un sistema biologico e – si augurano gli scienziati – anche un intero corpo umano. Idealmente, infatti, ci sarebbe un modo per integrare le singole unità in un unico chip.

mini organi

La verà novità, oltre alla flessibilità offerta dai questi modelli per la ricerca, è che in questo modo si eviterebbero inutili studi sugli animali e verrebbero ridotte anche le restrizioni per la sicurezza. Entro 5 anni questo sistema integrato di organi potrebbe essere già pronto.

Basterà a metterci al riparo da tutti i veleni a cui siamo esposti magari ponendo fine ai test sugli animali?

Francesca Mancuso

Foto: Nature

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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