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Mascherine FFp3: differenze con le FFp2, quanto durano e sono riutilizzabili?

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Mascherine e coronavirus: il binomio (quasi) perfetto che ci accompagna ormai da un anno. Un anno in cui ne è passata di acqua (e di virus) sotto ai ponti, ma in cui è rimasto fermo un dato: la protezione personale è l’unica arma che abbiamo per uscirne indenni. Ciò vuol dire: limitare i contatti, lavarsi sempre e ovunque le mani e indossare, appunto, una mascherina. Ma qual è la migliore?

La stragrande maggioranza delle persone porta le “classiche” mascherine chirurgiche e vanno benissimo. Ma c’è poi una larga fetta di popolazione che fa invece ricorso alle cosiddette mascherine “facciali filtranti” mascherine FFP1, FFP2 e FFP3). Ci sono differenze sostanziali? Quanto durano? E sono riutilizzabili?

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Un primo elemento è certo: le facciali filtranti sono per lo più utilizzate in ambiente ospedaliero assistenziale per proteggere l’utilizzatore da agenti esterni (anche da trasmissione di infezioni da goccioline e aerosol), mentre le mascherine chirurgiche hanno lo scopo di evitare che chi le indossa contamini l’ambiente, in quanto limitano la trasmissione di agenti infettivi.

Per le filtranti vale la norma tecnica UNI EN 149:2009, che specifica i requisiti minimi per le semimaschere filtranti antipolvere, utilizzate come dispositivi di protezione delle vie respiratorie (denominati FPP2 e FPP3), ai fini di garantirne le caratteristiche di efficienza, traspirabilità, stabilità della struttura attraverso prove e test tecnici.

Mascherine FFP2 e FFP3, cosa sono

Sono mascherine facciali filtranti utilizzate in ambiente ospedaliero e assistenziale per proteggere l’utilizzatore da agenti esterni (anche da trasmissione di infezioni da goccioline e aerosol), sono certificati ai sensi di quanto previsto dal D.lgs. n. 475/1992 e sulla base di norme tecniche armonizzate (UNI EN 149:2009). Le maschere filtranti proteggono da polveri, fumi e nebbie di liquidi (aerosol) inalabili, ma non da vapore e gas.

Sono suddivise in tre classi, proteggono da aerosol, fumo e polveri fini acquose e oleose durante il lavoro e vengono denominate “semimaschere filtranti contro particelle o maschere per polveri sottili”. Il sistema di classificazione si suddivide in tre classi FFP, dove la sigla FFP sta per “filtering face piece”, ovvero maschera filtrante. E sono le:

  • FFP1
  • FFP2
  • FFP3

Le FFP1 proteggono da polveri atossiche e non fibrogene e sono adatte in ambienti nei quali non si prevedono polveri e aerosol tossici o fibrogeni. Queste filtrano almeno l’80% delle particelle che si trovano nell’aria fino a dimensioni di 0,6 μm, hanno una perdita verso l’interno minore del 22% e non sono idonee per la protezione da agenti patogeni che si trasmettono per via aerea.

Le FFP2 proteggono da polveri, fumo e aerosol solidi e liquidi dannosi per la salute e sono adatte in ambienti nei quali l’aria contiene sostanze dannose per la salute e in grado di causare alterazioni genetiche. Questo tipo di mascherine filtra almeno il 94% delle particelle che si trovano nell’aria fino a dimensioni di 0,6 μm. (sono per esempio utilizzate nell’industria metallurgica o nell’industria mineraria) e una perdita verso l’interno minore dell’8%.

Le FFP3 proteggono anch’esse da polveri, fumo e aerosol solidi e liquidi tossici e dannosi per la salute. Filtrano almeno al 99% dalle particelle con dimensioni fino a 0,6 μm, sono inoltre in grado di filtrare particelle tossiche, cancerogene e radioattive e hanno una perdita verso l’interno minore dell’2%. Queste maschere respiratorie sono utilizzate per esempio nell’industria chimica.

Tutte, poi, possono anche essere dotate di valvole, che non hanno effetti sulla capacità filtrante del dispositivo, ma semplicemente consentono una migliore respirazione quando la mascherina è indossata per molto tempo.

filtraggio mascherine

©Vector Icon Flat/Shutterstock

Le FFP2 e le FFP3 sono riutilizzabili?

Nella maggioranza dei casi le filtranti FFP sono usa e getta. Ma basta leggere la dicitura che su di esse si trova per capirlo. Oltre al marchio CE, infatti, le semi-maschere filtranti riportano il codice della normativa EN 149 con l’anno di riferimento, la classificazione FFP e l’indicazione obbligatoria R o NR, e quella opzionale D.

  • “R” sta per riutilizzabile,
  • “NR” per non riutilizzabile,
  • “D” si riferisce a eventuale test di intasamento

Per esempio, la marcatura EN 149:2001 + A1:2009 FFP2 NR D indica il rispetto della normativa, il tipo di filtro (FFP2), la classificazione monouso (NR) e lo svolgimento del test opzionale di intasamento (D).

Quanto durano?

La classificazione R o NR dà già di per sé una risposta. In genere, comunque, le mascherine filtranti hanno la durata di un ciclo di lavoro, pari nella media a 8/10 ore, ma in ambiente contaminato. Sono cioè state testate per proteggere l’utilizzatore anche in presenza di elevati numeri di PM10 e PM2,5 (particolato).

Fonte: Ministero della salute

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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