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Mascherine FFP2, la guida pratica per capire se la tua è a norma o contraffatta

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Sembrano migliaia le mascherine contraffatte, quelle “false” delle quali bisogna tenersi alla larga. Eppure le Ffp2 dovrebbero proteggerci dal coronavirus, ma la loro efficacia potrebbe essere compromessa proprio nel caso in cui non siano a norma di legge.

Tanti sono stati i sequestri dei Nas negli ultimi giorni e se da un lato ora un utile tool ci aiuta a capire chi ha certificato il nostro dispositivo di protezione, dall’altro ci sono molti modi per noi consumatori per capire se una mascherina sia stata immessa in commercio irregolarmente.

Leggi anche: Mascherine FFp3: differenze con le FFp2, quanto durano e sono riutilizzabili?

Quel che pare certo, insomma, è che le norme a volte non vengono rispettate. Con l’aiuto di Clariscience, l’azienda padovana che sorveglia l’intera catena di approvvigionamento, abbiamo cercato di capire come smascherare le truffe e acquistare mascherine sicure e certificate.

Clariscience analizza i documenti, mentre le analisi tecniche volte a capire se una mascherina filtri esattamente come dovrebbe sono eseguite da laboratori specializzati. Se fasulli, i documenti che accompagnano i dispositivi sono spesso preparati da esperti: in questo caso è possibile capire che si tratta di un falso solo contattando direttamente l’organismo notificato che risulta avere emesso i certificati.

Per aiutare aziende e consumatori a districarsi nella complessità delle regole e delle leggi, ecco un piccolo vademecum.

Vademecum per capire se una mascherina FFP2 o chirurgica non è a norma

Le mascherine chirurgiche, per legge, sono classificate come dispositivi medici e, in quanto tali, devono assicurare non solo il rispetto della normativa generale dei dispositivi medici (Dir. 93/42/CEE), ma anche soddisfare i requisiti imposti dalla norma tecnica EN 14683, che ne delinea le prestazioni minime in termini di efficacia filtrante e respirabilità. 

Sulla confezione devono essere pertanto riportati:

  • il marchio CE, messo sul prodotto a garanzia del rispetto delle norme vigenti (Direttiva 93/42/CEE o Regolamento UE 2017/745)
  • il riferimento alla EN 14683:2019, norma tecnica che stabilisce i requisiti minimi di capacità filtrante e respirabilità delle mascherine ad uso medico (indicazione del tipo di maschera: Tipo I, Tipo II o Tipo IIR)

Inoltre, il rispetto della normativa impone che sulla confezione delle chirurgiche sia riportato:

  • il fabbricante, cioè chi le ha prodotto o le ha fatte produrre a terzi, con sede in UE se del caso
  • il mandatario, cioè l’azienda in territorio UE che rappresenta un produttore extra-UE

Con questi dati, insieme al nome commerciale della mascherina, si può anche andare a verificare la presenza del dispositivo nella banca dati dei dispositivi medici del ministero della Salute. 

Sono dispositivi di protezione individuale le maschere filtranti come le FFP2 e FFP3, che sono DPI appartenenti alla categoria III di rischio e in quanto tali devono rispettare quanto stabilito nel regolamento UE 425/2016: ciò significa che per essere messe in commercio devono essere valutate da un Organismo notificato designato per la certificazione dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie.

L’organismo notificato verifica e certifica che il prodotto soddisfi i requisiti del regolamento: in quanto dispositivo di protezione individuale, la maschera filtrante deve avere una elevata capacità filtrante nei confronti di particelle e goccioline molto piccole e un’ottima respirabilità: prestazioni che sono assicurate se il produttore ha rispettato i requisiti stabiliti nella norma tecnica EN 149:2001 + A1:2009, specifica per i filtranti facciali. 

Insieme al riferimento alla norma tecnica, la maschera filtrante deve riportare sulla confezione o sul prodotto il marchio CE, apposto a garanzia del rispetto delle norme vigenti. Nel caso dei DPI come le FFP2 e FFP3, il marchio CE compare accompagnato da un codice di 4 numeri, che identifica l’organismo notificato che ha certificato la conformità del prodotto alle norme europee. Sappiate che il marchio CE, per legge, deve avere proporzioni precise. Se il marchio è diverso o ha proporzioni differenti, allora è possibile che sia contraffatto e il prodotto non assicura il rispetto degli standard di sicurezza imposti dalle normative europee.

QUI anche altre utili informazioni.

Fonte: Clariscience

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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