Biossido di titanio cancerogeno nella maggior parte delle mascherine analizzate, la denuncia di Adiconsum Veneto

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Biossido di titanio, sostanza classificata come potenzialmente cancerogena nelle mascherine. A lanciare l’allarme è l’associazione Adiconsum Veneto dopo aver analizzato diversi lotti sequestrati dalla Guardia di Finanzia. La mascherina fa ormai parte della nostra quotidianità. Con il ritorno dell’obbligo di usarla anche all’aperto per via della pandemia di coronavirus, se ne producono a tonnellate.

Adiconsum Veneto ha analizzato diversi lotti sequestrati dalla Guardia di Finanzia scoprendo che un gran numero contiene biossido di titanio, additivo usato soprattutto nella cosmesi e dall’industria alimentare come sbiancante.

Il biossido di titanio o E171è un composto chimico che si presenta sotto forma di polvere cristallina incolore, tendente al bianco e nel 2006 è stato definito dallo Iarc come “possibile cancerogeno per l’uomo” quando inalato. Anche l’Ue, in un documento pubblicato ad ottobre scorso, ha classificato il biossido di titano come “probabilmente cancerogeno”, ovvero sostanza appartenente alla categoria 2, (sempre se inalato).

Nel 2017 una ricerca dell’Istituto nazionale francese per la ricerca agronomica (Inra), ha mostrato che l’esposizione cronica al biossido di titanio, tramite ingestione, “provoca stadi precoci di cancerogenesi”. Per questo, in Francia è vietata la commercializzazione di prodotti che contengono questo additivo.

Adesso, Adiconsum Veneto ha riscontrato la presenza di altissime concentrazioni di biossido di titanio nelle mascherine chirurgiche dopo aver analizzato dei lotti sequestrati dalla Guardia di Finanza di Padova perché erano prive di documentazione.

“Tutti i prodotti hanno schede tecniche che ne determinano caratteristiche e provenienza, invece con le mascherine non vi è assolutamente nulla: si va, si compra e si indossa nella incertezza che queste siano adeguate, va introdotta una scheda e va normata la presenza del biossido di titanio”, spiega Valter Rigobon, segretario Adiconsum Veneto.

Tutto era partito dopo le proteste dei consumatori, che lamentavano all’associazione rossori sotto il mento e sotto gli occhi, dopo aver tenuto la mascherina. All’inizio a queste segnalazioni si era dato poco peso, ma poi con l’aumentare dei casi, l’Adiconsum Veneto ha deciso di usare uno spettrometro per fare una verifica sul prodotto”.

Cosa dicono le analisi chimiche in laboratorio? Che su 700 mascherine tra chirurgiche, Fpp2 e quelle in cotone “in circa 450-500 abbiamo trovato biossido di titanio in quantità variabile da 100 ppm (corrispondenti a mg/Kg, ndr) a 2000 ppm. La quantità maggiore era in quelle bianche o sulla parte interne.
In generale, comunque, i livelli più alti sono risultati in quelle chirurgiche.

“Il consumatore deve essere informato e serve una revisione della normativa”, chiosa Stefano Franceschetto, responsabile sicurezza prodotti Adiconsum Veneto.

Fonte: Adiconsum Verona/TgR Veneto

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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