Che aria respiriamo quando indossiamo la mascherina? Ce lo spiega uno studio

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Che aria respiriamo sotto la mascherina? A rispondere è direttamente l’assessorato all’Ambiente e all’Energia della Provincia di Bolzano che, insieme all’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima, ha condotto un nuovo studio che cerca di fare chiarezza su un quesito che ognuno di noi si è posto almeno una volta nell’ultimo anno. Vediamo cosa è emerso.

Secondo i ricercatori, le mascherine non peggiorano l’aria che respiriamo: il ricambio d’aria è sufficiente e l’anidride carbonica è come nei locali chiusi.

“La concentrazione di anidride carbonica inalata indossando una mascherina è sui livelli di quella rilevata in molti ambienti di vita quotidiani chiusi, e risulta essere molto inferiore rispetto aquella espirata”, si legge nello studio.

Il risultato è interessante considerando che l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del coronavirus ha imposto appunto, l’utilizzo di dispositivi di copertura naso-bocca.

“L’obiettivo dello studio era soprattutto quello di accrescere la consapevolezza della popolazione con informazioni il più possibile supportate da dati rilevati attraverso un approccio scientifico”, ha spiegato Giuliano Vettorato, assessore provinciale all’ambiente.

mascherina

@Agenzia provinciale
per l’ambiente e la tutela del clima

I risultati dello studio

Lo studio è stato realizzato dal Laboratorio analisi aria e radioprotezione dell’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima. Nell’ambito delle analisi è stata quantificata la percentuale di CO2 re-inalata rispetto a quella espirata. Sono state prese in esame diverse tipologie di dispositivi di copertura naso-bocca: mascherina artigianale, mascherina chirurgica, FFP2 o KN95, visiera e fasce di stoffa.

“L’aria che espiriamo – afferma Luca Verdi, direttore del Laboratorio Analisi e radioprotezione – contiene un’elevata concentrazione di anidride carbonica, circa 40.000 ppm, ovvero il 4%. Dallo studio è emerso che indossando un dispositivo di copertura naso-bocca si ha comunque un notevole ricambio d’aria che porta ad una consistente riduzione della concentrazione di CO2. Più precisamente la percentuale di anidride carbonica espirata che viene re-inalata varia da un minimo del 3% con la visiera, a un massimo del 14% con la mascherina artigianale”.

L’Agenzia ribadisce che i locali in cui soggiornano più persone vanno ventilati frequentemente. Infatti, “in ambienti chiusi, poco ventilati, dove soggiornano abitualmente più persone, come ad esempio nelle aule scolastiche – ha spiegato Verdi – la concentrazione di anidride carbonica aumenta in generale molto velocemente. Dovendo aggiungere all’anidride carbonica re-inalata indossando la mascherina anche quella proveniente dal locale chiuso in cui si soggiorna è chiaro che risulta fondamentale che il locale stesso abbia caratteristiche di ventilazione ottimali. In conclusione possiamo affermare che la concentrazione di CO2 inalata indossando una copertura naso-bocca è sui livelli di quella rilevata in ambienti chiusi e risulta essere molto inferiore rispetto a quella espirata”.

Fonte: Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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