Messa a punto la mascherina in grafene che rende inattivi virus e batteri grazie al sole

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La mascherina da mesi ormai è diventata la nostra compagna, in tutto il mondo utilizzarla è d’obbligo se non si può rispettare il distanziamento sociale. Ma attualmente essa non è antibatterica né antivirale. In altre parole batteri e virus rimangono comunque sulla superficie esterna. Adesso un nuovo studio ha messo a punto una speciale mascherina in grafene capace di rendere inattivi i batteri. Ma non solo. Essa diventa ancora più “potente” se riceve anche per pochi minuti la luce del sole.

L’innovativa soluzione arriva dalla City University di Hong Kong (CityU) dove un gruppo di ricercatori ha ideato un nuovo metodo rapido ed economico per realizzare mascherine antibatteriche in grafene. A capo della ricerca il dott. Ye Ruquan, professore del Dipartimento di chimica. Tali dispositivi inoltre hanno il potenziale per combattere anche i virus.

Le mascherine chirurgiche comunemente utilizzate non sono antibatteriche e quindi i microganismi dannosi possono rimanere attivi per ore e ciò aumenta il rischio di infezione secondaria.

Sfruttando le proprietà antibatteriche del grafene, gli scienziati hanno studiato la possibilità di realizzare mascherine con questo versatile materiale, chiamato LIG, attraverso una tecnica lasera che ne rende la fabbricazione rapida e facile. Sono già in corso studi preliminari.

“Il nostro materiale indotto dal laser può uccidere quasi tutti i batteri E. coli e aerosol. L’attività di uccisione dei batteri è indotta dalle interazioni grafene-batteri “, ha spiegato il dott. Ye.

Secondo lo scienziato, sotto l’effetto fototermico del sole, è stato possibile uccidere i batteri con un’efficienza del 99,998% entro 10 minuti.

Ma cosa c’entra il coronavirus visto che si parla di batteri? Il team ha recentemente iniziato a testare la capacità del materiale di combattere i virus e ha ottenuto risultati molto promettenti. I test iniziali su due coronavirus hanno rilevato che il materiale con cui è stata realizzata la speciale mascherina ha inattivato oltre il 90% dei virus in cinque minuti e tutti in 10 minuti.

Un altro vantaggio riguarda il fatto che per la produzione di mascherine al grafene si possono usare materiali di recupero come cellulosa o carta visto che, secondo gli autori della ricerca la maggior parte dei materiali contenenti carbonio, ad esempio cellulosa o carta, può essere convertita in grafene.

“Possiamo anche utilizzare biomasse o biomateriali. È una tecnica ecologica “, ha sottolineato il dottor Ye.

E il prezzo non dovrebbe essere alto ma “compreso tra quello di una mascherina chirurgica e una N95”, prosegue Ye.

Al momento, è stato realizzato il prototipo di questa speciale mascherina e gli scienziati sperano di immetterla sul mercato dopo aver condotto i test certificati.

Uno strumento in più per prevenire il contagio da coronavirus.

Fonti di riferimento: City University of Hong Kong

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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