L’olio di cannabis dimezzerebbe il cancro ai polmoni: ‘Risultati sorprendenti’

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Il cdb oil o olio di cannabis avrebbe dimezzato il cancro ai polmoni di un paziente diventando un interessante case-history per gli scienziati e una nuova conferma per l’efficacia della canapa contro i tumori

Sono ormai diversi anni che la cannabis viene utilizzata a scopo terapeutico per combattere i sintomi dei malati di cancro , come nausea, vomito da chemioterapia o ridurre insonnia, ansie e perdita di appetito. Iniziano però ad aumentare gli studi e le sperimentazioni per che utilizzano questa pianta proprio nella terapia e nel trattamento dei tumori stessi.

L’ultimo caso giunge dall’Inghilterra, un paziente affetto da cancro ai polmoni ha deciso di assumere olio a base di CBD per combattere il cancro scoprendo che gli effetti del suo utilizzo ne avrebbero dimezzato le dimensioni e bloccato la progressione. Le generalità dell’uomo non sono state rese pubbliche, ma quello che si sa è che l’anziano inglese ha rifiutato le cure tradizionali come la chemio e radioterapia e optato per il trattamento a base del cannabinoide non psicoattivo.

I sorprendenti risultati sono stati notati dai medici che avevano in cura il paziente e che hanno deciso di pubblicare un report sulla rivista scientifica Sage Open in cui si legge che:

“i dati presentati indicano che l’auto-somministrazione dell’olio di CBD per un mese può aver avuto un ruolo nella risposta straordinaria in un paziente con adenocarcinoma istologicamente provato al polmone, in assenza di qualsiasi altro cambiamento identificabile nello stile di vita, farmaci assunti o cambiamento della dieta. Sono necessari ulteriori studi sia in vitro che in vivo per valutare meglio i vari meccanismi di azione del CBD sulle cellule maligne e la sua potenziale applicazione nel trattamento non solo del cancro del polmone ma anche di altri tumori maligni”.

 

Prima dell’assunzione del CBD

Dopo l’assunzione del CBD

Non è il primo caso salito alla ribalta per i suoi esiti sbalorditivi. Già la FDA, ente americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, si era espressa positivamente riguardo gli effetti della cannabis considerandola come capace di contrastare le forme più gravi di cancro al cervello. L’altro esempio invece era giunto grazie ad un team di scienziati del Dana-Farber Cancer Institute della Harvard University che ha pubblicato i risultati di uno studio rivelando che, una sostanza chimica presente nella cannabis, ha dimostrato “un potenziale terapeutico significativo” nel trattamento del cancro al pancreas.

Anche in Italia lo IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia, ha iniziato a somministrare cannabis insieme alle terapie tradizionali e a monitorare le condizioni dei pazienti. Sul caso si è espresso anche il Dott. Nabissi, ricercatore dell’Università di Camerino, studioso della tematica sulla quale ha rilasciato diversi report e pubblicazioni:

“Un case report come questo è attualmente l’unico modo per rafforzare gli studi con i cannabinoidi raccontando il singolo caso clinico: è quello che sto cercando di fare anche io con alcuni medici ed è l’unico modo per dare forza all’effetto sinergico dei cannabinoidi, sperando che qualcuno autorizzi uno studio clinico di portata più vasta”.

L’auspicio è quindi che si continuino ad effettuare studi preclinici e clinici con la marijuana ed i suoi estratti, come avviene negli Stati Uniti per il trattamento di numerose patologie e condizioni, come le malattie autoimmuni, l’Aids, la sclerosi multipla, il morbo di Alzheimer così da poter permettere a tante persone di farne uso per le le proprie cure.

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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