Covid-19, gli anticorpi decadono velocemente nel tempo. L’immunità di gregge non funziona, parola di scienza

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Test su oltre 365mila persone in Inghilterra hanno dimostrato che la risposta anticorpale al virus che causa il Covid-19 diminuisce nel tempo. Ciò significa che probabilmente la famosa immunità di gregge potrebbe non arrivare mai: chi ha avuto il Covid-19, rischia di riprenderselo.

È quanto viene fuori da una ricerca guidata dall’Imperial College di Londra, che dal 20 giugno al 28 settembre ha seguito 365 mila persone selezionate a caso, che regolarmente si auto-testavano a casa per vedere se avevano anticorpi al Covid-19. Ebbene, l’analisi dei test ha rilevato che il numero di persone con anticorpi è diminuito del 26,5%, da quasi il 6% al 4,4%.

La tendenza al ribasso è stata osservata in tutte le aree del Regno Unito e in gruppi di età, ma non negli operatori sanitari, il che potrebbe indicare un’esposizione iniziale ripetuta o più elevata al virus, suggeriscono gli autori.

Il calo è stato maggiore nelle persone di età pari o superiore a 75 anni rispetto ai giovani, e anche nelle persone con infezione sospetta piuttosto che confermata, indicando che la risposta anticorpale varia in base all’età e alla gravità della malattia.

I risultati dello studio REACT (Real Time Assessment of Community Transmission) sono disponibili in un rapporto in pre-print e saranno sottoposti a revisione tra pari.

Il nostro studio mostra che nel tempo c’è una riduzione della percentuale di persone che risultano positive agli anticorpi – spiega Paul Elliott, direttore del programma presso l’Imperial. Il test positivo per gli anticorpi non significa che sei immune a Covid-19. Non è chiaro quale livello di immunità forniscano gli anticorpi o per quanto tempo duri questa immunità. Se qualcuno risulta positivo agli anticorpi, deve comunque seguire le linee guida nazionali comprese le misure di distanziamento sociale, sottoporsi a un test con tampone se presenta sintomi e indossare coperture per il viso ove richiesto”.

Lo studio

Lo studio REACT utilizza il test della puntura delle dita per rilevare gli anticorpi del coronavirus nel sangue. Quando sono presenti, indicano che una persona è stata precedentemente infettata dal virus. I kit di test, chiamati “test a flusso laterale”, rilevano gli anticorpi al di sopra di una particolare concentrazione nel sangue e non misurano la quantità di anticorpi in una determinata persona.

I test vengono poi inviati a volontari adulti selezionati in modo casuale in tutto il paese per essere eseguiti a casa. L’ultimo rapporto include i risultati di tre cicli di test effettuati in un periodo di tre mesi. Ci sono stati 17.576 risultati positivi in ​​tutti e tre i round, circa il 30% dei quali non ha segnalato alcun sintomo Covid-19. Dopo aver tenuto conto dell’accuratezza del test, confermata dalla valutazione di laboratorio, e delle caratteristiche della popolazione del paese, lo studio ha rilevato che la prevalenza di anticorpi è diminuita dal 6,0% al 4,8% e quindi al 4,4% nel corso dei tre mesi.

Questo è stato riscontrato in tutte le età, ma il calo più piccolo è stato riscontrato nel gruppo di età più giovane, di età compresa tra 18 e 24 anni, che è passato dal 7,9% al 6,7% (14,9%), mentre il più grande è stato trovato nel gruppo più anziano, dai 75 anni in su, in calo dal 3,3% al 2,0% (39%).

Questo studio molto ampio ha dimostrato che la percentuale di persone con anticorpi rilevabili sta diminuendo nel tempo. Non sappiamo ancora se questo lascerà queste persone a rischio di reinfezione con il virus che causa il COVID-19, ma è essenziale che tutti continuino a seguire le indicazioni per ridurre il rischio per se stessi e per gli altri”, dice Helen Ward, tra gli autori principali del rapporto.

I risultati di questa ricerca, dunque, sembrano confermare un dato: le persone potranno essere ri-contagiate, proprio come accade con i coronavirus simili e che causano il comune raffreddore. Alla luce di ciò, resterebbe inapplicabile la teoria della cosiddetta immunità di gregge, proposta  da alcuni scienziati come una alternativa ai lockdown nel frenare i contagi: perché effettivamente ci sia un’immunità di gregge, il 50-60% della popolazione dovrebbe avere la protezione contro il virus in maniera che non si possa più trasmettere in modo efficiente.

Se pensi che 95 su 100 persone siano ancora suscettibili di ammalarsi, capisci che si è molto molto lontani da qualcosa che assomigli a un livello di protezione della popolazione – osserva Helen Ward, uno dei ricercatori. Non è qualcosa che puoi usare come strategia per il controllo del contagio nella popolazione”.

Lo studio è un elemento cruciale della ricerca, poiché ci aiuta a capire come gli anticorpi Covid-19 si evolvono nel tempo – dice James Bethell, sottosegretario inglese alla Salute. Gli scienziati dell’Imperial College fanno notare inoltre anche che “non è chiaro quale livello di immunità forniscano gli anticorpi o per quanto tempo duri questa immunità”.

Risultato? Se anche qualcuno dovesse risultare positivo agli anticorpi, deve comunque seguire le linee guida nazionali: le misure di distanziamento fisico, sottoporsi a un test con tampone se ha sintomi e indossare la mascherina sempre.

Fonti: Imperial College London

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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