Ravenna: diossina nel latte materno. Colpa degli inceneritori?

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Trovate grandi quantità di diossina nel latte materno di due donne del ravennate. Proprio vicino agli inceneritori della Hera. Ad alzare il sipario su bianco questa triste realtà è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che – sospettando la dannosità degli inceneritori della Hera – ha commissionato al consorzio Inca di Marghera l’analisi due campioni di latte materno provenienti da due donne non fumatrici di Savarna e di Porto Corsini (Ra), che abitano nella zona da oltre cinque anni.

Risultato? Peggio del previsto! Nel latte della prima donna, proveniente da Savarna, sono stati trovati ben 23,435 picogrammi di diossina per ogni grammo di massa grassa, mentre nell’altro campione 15,704 picogrammi per grammo.
Tirando le somme, la quantità di diossina nel latte delle due donne è quasi quattro e tre volte il limite di legge stabilito per il latte di mucca (ovvero 6 miliardesimi di milligrammo). Per gli uomini invece – secondo quanto stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità – il limite di tolleranza è di appena quattro picogrammi; in questo caso quindi, la quantità di diossina trovata in questi due campioni sale addirittura a sei e quattro volte il limite consentito.

La Hera naturalmente, responsabile dell’inceneritore della zona, ha cercato di smontare tutte le accuse, nel tentativo di dimostrare la non-scientificità dei dati forniti dall’analisi commissionata dai grillini:
Qualsiasi contributo su un tema così delicato come la salute pubblicaha detto Hera al Resto del Carlinodeve rispondere a criteri di assoluta scientificità: non pare essere questo il caso dello studio sulle diossine. Per ammissione stessa dei committenti, non riveste infatti alcuna rilevanza statistica. La diossina si assume attraverso gli alimenti — ha continuato l’azienda — ed è impossibile pensare che le due donne abbiano mangiato esclusivamente cibo prodotto nel raggio territoriale considerato dall’analisi”.

Ma le giustificazioni fornite dalla Hera non convincono i grillini:
Le due località scelte — ha sottolineato Pietro Vandini, capogruppo dei grillini in consiglio comunale — si trovano entrambe all’interno dell’area di ricaduta delle diossine prodotte dall’inceneritore di Hera. Inoltre risentono dell’influenza del polo chimico. Con queste analisi vogliamo mostrare che, anche se le emissioni di un impianto rispettano i limiti di legge, questo non significa che determinate sostanze ‘spariscano’: al contrario, si accumulano ed entrano nella catena alimentare”.

Secondo quanto riferito dallo stesso Vandini e dal movimento Cinque stelle, manca un controllo serio sulla presenza di diossina nelle matrici biologiche: “Lo studio Moniter della Regione è costato tre milioni, ma è incompleto, perché non include un bio-monitoraggio, pur avendo comunque reso noto che il principio di precauzione è sempre da applicare quando si parla di incenerimento dei rifiuti. La diossina – ha continuato Vandini – è il più pericoloso tra i veleni, ed è per questo che diremo sempre no alla costruzione di nuovi impianti di combustione. Chiediamo inoltre la chiusura degli inceneritori a favore di una gestione dei rifiuti alternativa: non pretendiamo che il cambiamento avvenga in un giorno, ma dobbiamo iniziare a costruire un nuovo modello. Inoltre, l’Ordine dei medici provinciale aveva espresso le nostre stesse preoccupazioni, sulla base di studi scientifici”.

I dati – ha aggiunto Pietro Massaroli, responsabile salute del Movimento 5 stelle – non lasciano spazio a dubbi: la quantità di diossina è sufficiente a causare patologie”.

Sulla base dei dati raccolti, i grillini hanno chiesto al sindaco di disporre un bio-monitoraggio su larga scala, affidando ad Ausl e Arpa gli approfondimenti del caso: “È assurdo — ha concluso Vandini — che con i soldi pubblici si presentino ricorsi (per la centrale a biomasse di Russi), ma non si facciano controlli per tutelare la salute dei cittadini”.

E non è tutto. Situazione simile anche a Forlì, dove recentemente l’associazione Medici per l’ambiente ha sottoposto allo stesso consorzio Inca l’analisi di alcuni campioni biologici, su polli allevati a breve distanza dagli inceneritori di Hera e di Mengozzi, rifiuti sanitari, uova di galline e latte materno.

Anche in questo caso i dati relativi al latte materno delle donne forlivesi erano superiori ai limiti, ma comunque inferiori a quelli delle due donne di Savarna e Porto Corsini.

Insomma, forse saranno necessari ulteriori accertamenti, ma è un dato di fatto che tutte le donne vicine agli inceneritori di cui è stato analizzato il latte hanno presentato valori altissimi di diossina.
Cosa dobbiamo aspettare prima di chiudere definitivamente questi giganti inquinanti?

Verdiana Amorosi

 

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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